Il primo showcase dei Gazosa, la nuova teen-band made in Italy

Prima performance “ufficiale” dei Gazosa, il gruppo di teen-ager scoperto da Caterina Caselli, che oggi ha suonato al Rolling Stone di Milano, davanti a una platea di giornalisti. Erano tutti curiosi di sentire se Jessica (12 anni, voce e basso), Vincenzo (13, batteria), Valentina (15, tastiere) e Federico (13, chitarra) sanno suonare e cantare sul serio. Il responso è stato positivo: il quartetto ha proposto sette delle canzoni contenute nel loro disco in uscita (“Gazosa”) con grinta ed entusiasmo, trasmettendo tutta la loro energia. E’ soprattutto Jessica ad attirare gli sguardi: ammicca al pubblico come una cantante di professione e si muove con grande padronanza, lasciando spazio al momento giusto agli assolo del chitarrista e del batterista. Il repertorio, tutto in inglese, è decisamente rock, ma loro amano anche il rap e apprezzano tutti i generi; i loro modelli sono Jimmy Page e Jimi Hendrix.
Al termine della performance, i quattro ragazzini hanno risposto alle domande dei giornalisti. Hanno spiegato che la loro passione per la musica è “ereditata” dai genitori, tutti musicisti, che li hanno sostenuti e incoraggiati nella loro scelta. Decisivo, poi, è stato l’incontro con la Caselli, che la discografica ha definito “folgorante”; fondamentale, infine, è l’apporto di Manuela, la batterista di Zucchero, che li “mette insieme musicalmente” seguendoli tutti i giorni durante le prove, dalle 15 all’ora di cena. E quando studiano, chiedono a gran voce i giornalisti? Nelle pause, risponde lei, e dopo cena. A scuola i ragazzi vanno al mattino, fino alle 13,30; frequentano un istituto privato e prendono anche lezioni individuali. I due ragazzi sognano di andare a studiare musica alla Berkley di Boston, le due ragazze vorrebbero fare l’accademia di moda. Ha detto ancora Caterina Caselli: “Abbiamo lavorato con grande attenzione e dedizione. Sappiamo che i ragazzi sono molto giovani: è la prima cosa su cui ho riflettuto, ma non si può dire di no a una passione. Io ho cominciato a 13 anni e mezzo, ma non avevo una casa discografica. Mi sono ricordata di questo”. “La loro vita è nello studio di registrazione” - conferma Manuela – “ma non sognano di diventare famosi: vogliono solo fare tutto quello che si sentono”.
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