Oasis, concerto abbreviato (e in ritardo). Ma i fans applaudono

Oasis, concerto abbreviato (e in ritardo). Ma i fans applaudono
Occhi puntati sul concerto milanese degli Oasis, prima data senza Noel Gallagher. E, a quanto risulta dai resoconti dei principali quotidiani di oggi, gli Oasis dimezzati se la sono cavata dignitosamente, complice una scaletta riveduta (e accorciata) e la professionalità del sostituto di Noel, Matt Deighton.
"Lo spettacolo è rimasto sostanzialmente lo stesso del tour con Noel, con una scaletta di canzoni giocata tra il passato più acclamato (‘Supersonic’, ‘Wonderwall’, ‘Cigarettes & alcohol’, ‘Champagne supernova’) e le oculate scelte dall'ultimo album ‘Standing on the shoulder of giants’", scrive Giacomo Pellicciotti su "Repubblica". "Le assenze più vistose riguardano i brani che di solito canta Noel, come ‘Sunday morning call’ e l'imperdibile ‘Don't look back in anger’, vistosamente tagliati dal programma. Con il palco spoglio, i video di marca Oasis che occhieggiano ogni tanto sullo schermo, mentre le canzoni corrono veloci con brevi pause, più dirette e ruspanti delle versioni su disco. Al posto dello statico e sobrio Noel, faccia da tipico hooligan inglese, il nuovo arrivato Matt Deighton sembra molto professionale e non fa rimpiangere l'assente. Suonano efficaci anche gli acquisti più recenti Gem Archer alla seconda chitarra, ex Heavy Stereo, e il bassista Andy Bell, ex Ride e Hurricane N.1, mentre la batteria del recuperato Alan White assicura un sostegno impeccabile. Come cantante Liam non seduce, ma è in buona forma e il pubblico lo adora. Così gli Oasis non solo si guadagnano il primato del gruppo più instabile degli ultimi tempi, ma dimostrano che anche nel rock, come nel calcio, nessuno è indispensabile". A margine della cronaca del concerto, un commento di Enrico Sisti sulle travagliate vicende della band britannica: "Liam e Noel sono stati degli straordinari fratelli coltelli. Un perfetto luogo comune che per anni, e per almeno tre dischi davvero fuori dal comune, pieni di canzoni che hanno lasciato il segno, è sopravvissuto ai cazzotti in faccia con la sola, misteriosa forza della ‘melodia inglese’. Poi, calata la tensione creativa, aperta la strada alle rispettive, riottose consorti, il ‘luogo comune’ si è sgretolato come un vecchio mosaico. Professionali sul palco. Due sconosciuti nella vita di tutti i giorni, pronti a questionare per uno zerbino fuori posto".
Sul "Corriere della Sera", Gloria Pozzi riporta, tra le altre cose, alcune frasi lanciate da Liam: "Solo settanta minuti. Gli Oasis stanno poco sul palco, al Forum di Assago (11 mila presenti) (...) ‘Non ci hanno ancora uccisi, state calmi’, esordisce Liam salendo sul palco, con un ritardo di un'ora. Lo accoglie un boato. E quando i fan si mettono a gridare ‘Liam, Liam’, dopo avere invocato Noel, accompagnato da insulti per tutta l'attesa (il concerto è iniziato con un’ora di ritardo), Liam esorta: ‘Non scandite il mio nome, siamo una band. Gridate: Oasis, Oasis!’. (...)I fan sono buoni, credono fino in fondo nelle band che vanno ad ascoltare. Nessuno se la sente di fischiare, anche se i fischi avrebbero qualche ragione di essere". Accompagnano la cronaca del concerto, un articolo di "costume" sul popolo dei fan, firmato da Gian Luigi Paracchini, e il commento di Mario Luzzatto Fegiz che scrive: "Ci piacerebbe poter dire a questo punto che l'assenza di Noel ha gravemente nuociuto alla originalità del concerto, al sound, all'atmosfera e che i fans avrebbero avuto diritto al rimborso del biglietto. Ma non è andata così".
Marinella Venegoni sulla "Stampa" firma invece due pezzi, su due concerti di due band i cui diversi destini vengono messi a confronto: Oasis e Pearl Jam (questi ultimi in concerto a Londra). Del concerto della band inglese ad Assago, la Venegoni scrive: "Si può tenere in piedi una band, e con essa un tour, senza la sua anima, senza chi ne ha costruito l’intera storia? Il primo concerto degli Oasis senza Noel Gallagher ci dice di sì (...) Ai fans dunque, di Noel che scriveva ‘Stand by me’ e suonava la chitarra, non importa nulla: quel che conta è il frontman (...) L’attesa di ieri è stata mortale, condita di fischi e scaldata per fortuna dall’apparizione come supporter dei Johnny Marr’s Healers, capitanati dall’ex-Smith (...) Alle 10 poi, è partita la stitica scaletta Oasis, appena 15 brani". Ben diverso il clima al concerto londinese dei Pearl Jam: "Nello sfacelo di tutte le formazioni che hanno contato qualcosa negli ultimi anni, i Pearl Jam (...) appaiono coesi assai e il concerto non può che guadagnarci. Prima di tutto si vogliono bene ed è questo il semplice segreto della durata".
Anche per "Il Messagero" molto mestiere ma poca anima nel concerto degli Oasis: "Sfrontatezza, irrequietezza, violenza e irruenza degli esordi mancusiani sono svanite, i ribelli di un tempo si sono rivelati bizzosi, irritanti (...) Il pubblico per la maggior parte giovanissimi, gradisce, moltissimo, ma l’apoteosi, tra urla e balli, la si raggiunge solo nei bis, le estenuanti, zeppe d’assoli, psichedelicheggianti ‘Champagne supernova’ e ‘Rock’nd’roll star’ (quello che Liam dovrebbe ricordare di essere). Che energicamente dopo una settantina di minuti, troppo pochi, chiudono lo show dando la certezza che per gli Oasis il successo sarà presto un miraggio".
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