Bob Dylan a sorpresa, ironico e con la voglia di cantare

Bob Dylan a sorpresa, ironico e con la voglia di cantare
Protagonista delle cronache degli spettacoli dei principali quotidiani è oggi Bob Dylan, che ha iniziato sabato a Modena la sua breve tournée italiana, proseguita domenica con la tappa milanese. Del concerto modenese scrive sulla "Repubblica" Paolo Biamonte. "Dylan è salito in scena accompagnato dalla sua band abituale attorno alle 21: aveva smesso di piovere da pochi minuti quando la sua voce nasale ha trasformato in enigma i versi leggendari di Mr.Tambourine Man. Vestito di nero, ha dato il via a un set diviso in una parte acustica e in una elettrica. La differenza tra le due non era in realtà sostanziale: Dylan si è ritagliato il ruolo insolito di ‘guitar hero’, giocando compiaciuto con la sua tecnica approssimativa: più che alle parole è sembrato voler dare risalto alla sua passione per il blues".
Sempre del concerto di Modena scrive anche Marinella Venegoni sulla "Stampa": "Quando era cominciata ‘Tambourine man’, le corde vocali di Bob s’erano ormai scaldate e avevano ribaltato l’ingombrante pezzo in una roba quasi irriconoscibile, che ha provocato qualche fischio. Si sa che Dylan ama infliggere queste mascalzonate e spiazzare l’uditorio mascherando le canzoni più attese; lo scherzetto è stato ripetuto più tardi su ‘Positively 4th street’, ben nascosta dentro una ballata dolce; e ancora su ‘Don’t think twice, it’s all right’, con pennellate country e una sorprendente voce sussurrata, da interprete. Ma sì, Dylan 2000 ha voglia di suonare e addirittura di cantare: non borbotta più, si capiscono perfino le parole; e a tratti incanta con una dolcezza quasi sconosciuta. Sono reinvenzioni che farà per non morire, lui stesso, di noia dentro il proprio mito".
Sul "Giorno" è Andrea Spinelli a raccontare dello show di Modena: "Vestito di velluto nero nel rispetto di un’iconografia vecchia di anni, l’obliquo Robert Allen Zimmermann ha stentato come regola un paio di canzoni prima di prendere le misure della serata, mettendo poi in sintonia chitarra e sentimenti prima con una drammatica ‘Masters of war’ riletta in forma di marcia blues e poi con potentissime trasfigurazioni di ‘Boots of spanish leather’ e ‘Tanlged up in blue’ (...) Ne è passato di tempo da quando l’eroe di ‘Hard rain’ suonava un’oretta risicata, spalle al pubblico per non mostrare il viso offeso dagli anni (...)Il bis si snoda per oltre 50 minuti".
Sul "Corriere della Sera", Gloria Pozzi racconta invece la serata milanese, che conferma quanto visto e ascoltato a Modena: "Altro che decotto, altro che sfiorito, altro che sorpassato. Tutto si può dire (ri)vedendolo dal vivo, live in scena tranne che sia un genio quasi sessantenne in disarmo, che fa tristezza vedere sul palco. E le migliaia di persone presenti (...) dai 14 ai 50 anni lo testimoniano, di volta in volta, sognando e cantando all’unisono con lui. Tanto negli anni Novanta Dylan live era sembrato stanco e annebbiato, annoiato e provato (...) quanto oggi risulta vitale e lucido, allegro, ironico e a tratti malinconicamente introspettivo, ma sempre straordinariamente divertito nel fare la sua musica (...) Se mai fosse ‘morto’, è sicuramente risorto". A integrazione del suo articolo, un breve commento alla serata, squisitamente personale e intimista, della poetessa Patrizia Valduga.
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