NEWS   |   World / 23/05/2000

Presentato a Milano il nuovo album di Sainkho Namtchylak, la ‘voce di Tuva’

Presentato a Milano il nuovo album di Sainkho Namtchylak, la ‘voce di Tuva’
Si intitola “Stepmother city” – “città matrigna” – il nuovo album della cantante e compositrice originaria di Tuva Sainkho Namtchylak, presentato martedì 23 maggio nei locali milanesi di Corso Como 10 e capace di sfoggiare, sin dalle note di copertina, diversi riferimenti che testimoniano l’importanza del rapporto che lega questa importante artista al nostro paese. Nata in un piccolo villaggio nella Repubblica Sovietica di Tuva, nella Siberia Meridionale, al confine con la Mongolia, Sainkho Namtchylak ha studiato canto a Mosca prima di intraprendere la propria carriera professionale di cantante folk con l’orchestra di stato tuvana. Dalla fine degli anni ’80 la sua fama ha iniziato a correre anche per l’Europa, dove negli ultimi anni la sua popolarità è cresciuta a dismisura anche grazie ad uno splendido album come “Naked spirit” e a una serie di presenze live assai apprezzate, soprattutto in Italia, come dimostra l’attenzione per questo suo nuovo lavoro. Edito dall’italiana Ponderosa Music & Art di Titti Santini - personaggio di cruciale importanza per la divulgazione della musica del mondo nel nostro paese - “Setpmother city” vede la partecipazione in veste di co-compositore e arrangiatore in tre brani del produttore Roberto Colombo, da tempo al fianco di un’altra voce illustre tutta italiana come quella di Antonella Ruggiero. L’album è stato inoltre registrato in gran parte in due studi milanesi (Tendencias e Registrazioni Moderne) rispettivamente da Massimo Faggioni e dallo stesso Roberto Colombo. Tra i musicisti coinvolti nel progetto, infine, spiccano i nomi del bassista Paolino della Porta e del percussionista Massimo Iavicoli. Ma per quanto italiani possano essere alcuni dei tasselli di questo album, non c’è forse in circolazione un artista che più di Sainkho aspiri ad un ruolo e ad una valenza universale e internazionale, capace di trascendere qualsiasi scelta di campo, di opinione, di religione, di razza, il tutto in nome dell’arte. E’ lei stessa a spiegarlo al pubblico nel corso di una conferenza stampa che dura oltre un’ora e che la vede fare la sua apparizione dopo le parole introduttive del giornalista Roberto Gatti e di un altro personaggio chiave della ‘contaminazione’ culturale, Franco Bolelli: avvolta in un abito dipinto a mano, capelli rigorosamente rasati a zero, Sainkho suscita subito silenzio e anche un po’ di soggezione con la sua presenza, e di certo le parole che spende per introdurre il suo album non aiutano a stemperare la tensione emotiva: , dice Sainkho a proposito della sua vocalità, che le permette di primeggiare nel canto diplofonico di norma riservato agli uomini. E proprio interrompendo le proprie parole per qualche minuto, affiancata dalla chitarra e dalla voce di Caspar David Saker – anche lui in grado di cantare ‘di gola’ – che Sainkho si decide a liberare la propria musica e a rompere quel feeling attento ma sin troppo compassato che aveva accompagnato fino a quel momento la sua conferenza. Due soli brani, incantevoli quanto semplici, capaci di mettere in mostra una vocalità davvero sovrannaturale e di rompere un silenzio assoluto fino agli applausi finali, liberatori forse più per il pubblico che non per lei. Interrogata sull’aggettivo che più spesso viene utilizzato per descriverla, “sciamana”, Sainkho ha replicato di non aver ricevuto nessuna iniziazione di tipo sciamanico e anzi, ha difeso orgogliosamente la necessaria indipendenza dell’artista da un qualsiasi credo che non sia quello che lo lega alla propria espressività: . A proposito del suo rapporto con Tuva – paese che le ha dato i natali ma che non l’ha mai accettata fino in fondo per il suo stile di canto mutuato dai cantanti uomini e per l’aver scelto di vivere all’estero – Sainkho ha detto di considerarsi una cittadina dell’universo, ma di portare sempre dentro di sé il suo paese: . Qualcosa si incrina, nella sua voce e nel tono della conferenza stampa, che sempre più diventa simile a una confessione pubblica, soprattutto quando l’artista di Tuva si sofferma a parlare del lavoro fatto per questo album: . Ancora poche parole per esprimere il desiderio di poter prima o poi debuttare anche come attrice e poi, con pochi e veloci ringraziamenti, Sainkho Namtchylak – e verrebbe da dire il suo mistero – si congedano: , dice in russo sorridendo prima di accomiatarsi. La musica di “Stepmother city” torna ad uscire dagli amplificatori, 10 canzoni in bilico tra elettronica, avanguardia, pop e tradizioni musicali ataviche. L’album sarà in tutti i negozi a partire dalla metà di giugno distribuito da Edel Italia.