Giuni Russo porta la EMI in tribunale: chiede oltre un miliardo

Giuni Russo porta la EMI in tribunale: chiede oltre un miliardo
La cantante ha chiesto alla EMI un risarcimento di oltre un miliardo e 300 milioni. Secondo l’agenzia ANSA, l’artista "ha citato in giudizio la casa discografica per aver omesso il suo nome e per non averle pagato le royalties e i compensi come interprete ed esecutrice di un brano cantato e registrato con Franco Battiato e inserito in 'Giubbe rosse' e 'Battiato live collection', due album usciti nel 1989 e nel 1997. Il 16 maggio davanti alla prima sezione civile del Tribunale di Milano si terrà la prima udienza del processo dove Giuni Russo ha chiamato come testimone Franco Battiato. Fulcro della controversia è 'Lettera al governatore della Libia', brano composto all'inizio degli anni Ottanta da Battiato e da Giusto Pio ed entrato a far parte del repertorio di Giuni Russo. Durante il concerto di Franco Battiato nel dicembre 1988 al Teatro Lirico di Milano, il brano eseguito insieme a Giuni Russo venne registrato con tutto lo spettacolo, dalla Editrice L'Ottava per la successiva confezione, produzione e commercializzazione. Il master recording registrato da L'Ottava, in base a un contratto dell'86 e integrato nell'88, venne ceduto con i diritti di sfruttamento e di commercializzazione alla EMI che pubblicò i due dischi con la canzone: in un album Giuni Russo venne solo ringraziata per la partecipazione, nell'altro non venne nemmeno citata".
E' forse il caso di ricordare che all'uscita di "Battiato Live Collection" Rockol segnalò (vedi News) come l'album fosse una ricompilazione di brani dal vivo tratti da due album live già in catalogo - "Giubbe Rosse" e "Unprotected" - pubblicata dalla EMI quando il musicista era già sotto contratto con la PolyGram (che proprio negli stessi giorni annunciava l'uscita di una videocassetta dal vivo, "L'imboscata live"). In quei giorni, il manager di Battiato, Maurizio Salvadori, stigmatizzò il comportamento della EMI, bollando il disco come "una pura e semplice speculazione che non onora la serietà di una casa discografica e che non tiene minimamente in conto le esigenze dell’artista": il quale, evidentemente, non gradì l'iniziativa della sua ex etichetta. Probabile, quindi, che in veste di testimone se ne dissoci esplicitamente, e riconosca le ragioni di Giuni Russo.
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