Musica digitale, Warner Music rinnova (in Europa) con Spotify

Edgar Bronfman Jr. (nella foto), che in numerose occasioni ha manifestato pubblicamente la sua scarsa simpatia per le piattaforme che diffondono musica gratuitamente su Internet (riconoscendo ad artisti ed etichette una fetta degli introiti pubblicitari), ha ciò nonostante rinnovato il contratto di licenza che lega Warner Music a Spotify: solo in Europa, però (il servizio è attivo in Svezia, Norvegia, Finlandia, Regno Unito, Francia, Spagna e Olanda),  perché negli Stati Uniti le trattative tra le major e il servizio di streaming creato da Daniel Ek non sono ancora approdate a una soluzione considerata soddisfacente da entrambe le parti (l’industria discografica insiste per l’adozione di opzioni di fruizione a pagamento).

“Ci fa molto piacere avere finalmente raggiunto un accordo che allinea i nostri interessi economici a quelli di Spotify”, ha dichiarato Bronfman agli analisti finanziari e alla stampa di settore. “C’è voluto parecchio tempo”, ha ammesso, “e non è stato facile per nessuno dei due”. Quanto alla situazione negli Usa, il presidente e ceo Warner ha spiegato che “ci stiamo parlando, ma ci rendiamo conto che l’ingresso di Spotify su quel mercato richiede un accordo con altre società discografiche ed editoriali e non solo con Warner e Warner Chappell”.  

A dispetto dello stallo registrato proprio in Nord America, Bronfman si mostra tuttora fiducioso sulle opportunità di crescita del mercato digitale legale a livello mondiale, citando le numerose iniziative che (a partire da  quella sviluppata da Google) dovrebbero arrivare in rete entro il 2011. Nel contempo, si dice poco preoccupato dalla crisi dei videogiochi musicali: “Anche nel momento di picco del fenomeno”, ha detto, “l’industria dei videogames ha restituito ben poco denaro alle case discografiche. Né Rock Band Guitar Hero o altri videogiochi basati sulla musica hanno mai portato molte entrate nelle casse di WMG”. 

      

 

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