Antonella Ruggiero canta il Natale: 'Un gioco divertente, ma serio'

Antonella Ruggiero canta il Natale: 'Un gioco divertente, ma serio'

Trenini, camionette, carrozzine, pupazzetti di peluche. E poi camerette, salottini, cucinini e pianoforti in miniatura. I regali di Natale che Antonella Ruggiero ha ricevuto da bambina (e che sua mamma ha amorevolmente conservato nel tempo) fanno bella mostra di sé nel libretto incluso nel nuovo doppio cd uscito ieri, 24 novembre, e che a un mese esatto dalle festività di fine anno celebra attraverso una selezione di 20 brani i canti della tradizione natalizia italiana e internazionale. Non pensate a un disco  ingessato e canonico, però: “I regali di Natale”, pubblicato dall’etichetta Libera e prodotto come sempre dal marito di Antonella, Roberto Colombo, è un disco che lascia molto spazio all’improvvisazione strumentale,

  inclina spesso verso il jazz e talvolta in direzione di un’eterea world music, e si avvale dell’apporto dei molti ed eccellenti musicisti che alla cantante genovese hanno fatto compagnia negli originali percorsi intrapresi nell’ultimo decennio (tra i tanti citiamo Ivan Ciccarelli, Maurizio Colonna, Mark Harris, Massimo Moriconi e i Virtuosi Italiani). Difficilmente, insomma, avrete ascoltato prima d’ora versioni analoghe del “Panis angelicus” e dell’ “Adeste fideles”, dell’ “Ave Maria” di Gounod e di “Stille nacht” (“Astro del ciel”), o degli altri brani (spesso pescati nella tradizione popolare) sopravvissuti alla rigorosa scrematura della vocalist. “Erano più di duecento, quelli che Roberto aveva raccolto in forma di spartiti per archi e cori”, spiega Antonella. “Io ho scelto quelli che mi smuovevano qualcosa dentro, assecondando come sempre la mia passione per la musica antica: quella che dal Medioevo arriva fino agli anni ’40 del secolo scorso. Così, accanto a opere meravigliose di Schubert (“Mille cherubini in coro”) e Mozart (il “Laudate Dominum”) ci sono cose che hanno sorpreso anche me: molti pensano che ‘O sanctissima’ appartenga alla tradizione tedesca, invece abbiamo scoperto che il brano risale al XVIII secolo e che l’autore è un siciliano emigrato. ‘Duos isposos’, musica e testo, l’hanno scritta un parroco e un viceparroco sardi nel 1927, e parla di gente che nessuno vuole: un tema ancora dolorosamente d’attualità. Del ‘Piccolo tamburino’ ho scelto la versione della scuola steineriana, per cui ho sempre provato grande ammirazione. Ha un testo semplice e delizioso e appartiene ai miei ricordi di infanzia, come ‘Bianco Natale’ (ricavata dalla registrazione del concerto a Betlemme e Gerusalemme che Rai Tre ha trasmesso il 25 dicembre dell’anno scorso),  ‘Stille Nacht’ e ‘Noel Noel’ ”.

E come quella foto di copertina recuperata dall’album di famiglia, Antonella a 27 mesi vestita per Carnevale come una bambola appartenuta alla madre in tempo di guerra. “I regali di Natale” profuma tutto di tradizione. Eppure gli arrangiamenti hanno poco di nostalgico e di ortodosso: “Se si hanno a disposizione musicisti così bravi”, annuisce la Ruggiero, “sarebbe un peccato non lasciargli piena libertà di espressione. In studio, come sul palco, non chiedo mai di seguire pedissequamente uno sparito: tra noi  è tutta questione di sguardi,  di alchimia. Provare troppo i pezzi soffoca la spontaneità e l’entusiasmo. Nel ‘Laudate Dominum’, che è un monumento della musica, ho messo a frutto il mio registro naturale di soprano leggero ma sono sempre stata attenta a mantenere nitida l’emissione vocale, a cantare cercando di rendere l’intenzione dell’autore. Per noi questo disco è stato un gioco, serio ma divertente. In Mozart, per esempio, ci sono ancora delle cose attualissime, e a me piace stare a cavallo tra le epoche. Amo ancora farmi stupire dalla musica, rifare sempre le stesse cose è una noia mortale”.

Ecco la ragione dell’infaticabile, e ineticchettabile, vitalità artistica di Antonella: che ha cantato nelle chiese d’Italia, nei  Paesi musulmani e in quelli di religione ebraica.  E che passa con scioltezza dai Lieder ebraici ai quartetti jazz anni ’40, dai cori di montagna del Trentino alle chitarre classiche degli Oficina GuitArt, dal repertorio ladino a quello sacro. Scelte troppo elitarie? “Non faccio dischi destinati al mercato di massa, è vero. Cerco piuttosto cose che mi diano felicità interiore. E che mi divertano: sabato prossimo, al Palazzo Ducale di Genova, sarò sul palco con la PFM per ‘La buona novella’ di Fabrizio De André Sono davvero dei grandi musicisti, e quando una cosa mi convince mi faccio risucchiare fino in fondo.

Mai avrei pensato di portare in concerto il tango, né di appassionarmi così alla danza: invece, salendo sul palco in compagnia di due straordinari ballerini argentini e di un gruppo italiano specializzato in quel repertorio, gli Hyperion Tango, . mi sono innamorata anche di quella musica”. E di molte altre: “A Berlino Est, dove io e Roberto abbiamo preso casa,  ci sono ancora tanti negozietti e mercatini dove faccio scoperte musicali straordinarie: musica cinese, i Múm islandesi, un formidabile musicista finlandese che suona strumenti giocattolo…Poco più di cinque anni fa, dopo un concerto nella Sinagoga rimasta in piedi dopo la Notte dei Cristalli, ci siamo resi conto che quella era la nostra città. Berlino ha una storia che lascia segni profondi.  E’ una città in fermento, che a una libertà totale di espressione coniuga il rispetto per le regole. Sembra un paesone tranquillo e silenzioso, pieno di parchi e di giardini com’è. Poi apri una porta e finisci in un mondo straordinario e sorprendente. Quello che continuo a cercare anche nella musica”.  

 

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