Primo Maggio a tutto rock: parla Andrea Bocelli

Primo Maggio a tutto rock: parla Andrea Bocelli
La Repubblica, La Stampa e il Corriere della Sera dedicano spazio alla presentazione del concerto per il Primo Maggio che si svolgerà oggi a Roma, a Tor Vergata (diretta di 24 ore su Raitre). Scrive Repubblica: «Lo sforzo produttivo della Rai è enorme: la maratona radio-tv è partita ieri a mezzanotte e coinvolgerà, oltre RaiTre, i canali RadioRai 1 e 2 e il satellite Rainews 24. RaiTre si affida alla conduzione dei giornalisti Piero Marrazzo e Bianca Berlinguer e come ha detto il direttore, Francesco Pinto, "racconterà i colori della festa ma anche problemi e drammi del lavoro in sinergia col T3". In scaletta pure i reportage di "C'era una volta". Il clou delle dirette sarà stamani, alle 10.30, con la messa celebrata sul grande palco di Tor Vergata da 600 officianti, presente il Pontefice. Dopo la messa, il messaggio di Giovanni Paolo II e l'esibizione di Bocelli (alle 12.30), a cui seguirà quella di Noa, con gli altri protagonisti musicali a fare da coro. La musica tornerà dalle 17 alle 19 e poi dalle 20 alle 23, con la conduzione di Piero Chiambretti, coadiuvato da Kay Rush. I cambi di palco saranno "coperti" dalla messa in onda (e, per chi si troverà a Tor Vergata, dalla visione su maxischermo) di brani tratti dai raduni rock a sfondo umanitario, da Woodstock a Net Aid, organizzati negli ultimi trent'anni. Tra le chicche, brani di Paul McCartney e Joan Baez mai visti in Italia. "Artisti come McCartney, Bono e altri, che non hanno potuto intervenire - ha spiegato Riccardo Corato, capo della Network che organizza il megaevento - ci hanno concesso i diritti di trasmissione". Il finale del concerto, dopo l'esibizione di Lou Reed intorno alle 22.30, sarà dedicato al musical- kolossal "Jesus Christ Superstar" ben rappresentato dal Giuda Carl Anderson, lo stesso della produzione originaria di Broadway del '71 e del film del '73, e dalla compagnia impegnata in questo periodo nella messinscena al teatro Olimpico di Roma. Quindi, mentre la folla lentamente abbandonerà l'area di Tor Vergata, le immagini si soffermeranno sui fuochi di artificio, degna conclusione della mondovisione». Dal canto suo la Stampa si interroga sullo strano connubio rock/Papa, che ricalca un po’ lo storico diavolo/acquasanta: scrive Raffaella Silipo «Ma il rock non era uno strumento del diavolo, colonna sonora del peccato, istigatore di nequizie sataniche? Roba di altri tempi: questo primo maggio di giubileo millenario segna la nascita di una nuova era, un’era in cui Lou Reed il maledetto, autore di «Heroin» e altre nefandezze, canta sul palco appena benedetto da Papa Giovanni Paolo II, alla presenza di un pubblico enorme di rocchettari e pellegrini, fan di Alanis Morissette e militanti dell’Azione Cattolica. Tutti insieme a Tor Vergata, da mezzanotte di ieri a stanotte, in diretta Rai, radio e Internet, a sgolarsi per gli Eurythmics e Carmen Consoli, Bluvertigo e Youssou N’Dour, Giorgia e Irene Grandi. L’arduo compito di fare da trait d’union fra sacro e profano è affidato all’impavido Andrea Bocelli, che subito dopo la Messa del Santo Padre interpreterà quattro arie accompagnato dall’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta da Myung Whun Chung, e alla suadente Noa con il brano tratto da «La vita è bella» di Benigni. La novità c’è e non è poca cosa, rispetto al primo maggio sindacale e combattivo degli anni scorsi a Piazza S. Giovanni. Ma le avvisaglie dell’inversione di tendenza nel mondo del rock, da demonio a santità, c’erano state, eccome: non si contano le conversioni delle star nell’ultima decina d’anni, da Bob Dylan a Eric Clapton. E’ David Bowie il trasgressivo, l’androgino, il pervertito, il protagonista dell’episodio più simbolico: Stadio di Wembley, 20 aprile 1992. In un silenzio da cattedrale gotica, 70 mila persone lo ascoltano pregare in memoria di Freddie Mercury. «Padre Nostro che sei nei Cieli». In ginocchio, a mani giunte. Per non sbagliare, la Chiesa, da sempre attenta alle strategie di comunicazione di massa, accoglie a braccia aperte le pecorelle smarrite. A settembre il leader degli «U2» Bono, Quincy Jones e David Bowie sono stati ricevuti a Castelgandolfo dal Papa. La ragione era la campagna per la cancellazione del debito estero dei Paesi del Terzo Mondo (la stessa che stasera verrà illustrata da Bianca Berlinguer e Piero Marrazzo su Raitre). Ancora prima, a Bologna, sempre il Papa aveva incontrato Lucio Dalla e Bob Dylan, meritandosi così l’appellativo di «quanto si possa sperare di più funky in un pontefice romano». (...) Ogni tanto, è vero, qualcuno rispolvera la storia dei messaggi infernali nascosti nelle canzoni di band - dai Led Zeppelin ai moderni metallari che collezionano bric-à-brac demoniaco per attirare curiosità. «Il diavolo è mancino e subdolo/ e suona il violino», ammoniva già Franco Battiato, e Monsignor Balducci all’«Osservatore Romano» dichiarava: «E’ un fatto certo - spiega - l’appartenenza di alcune rockstar a sette sataniche: Alice Cooper, Mick Jagger dei Rolling Stones e Ozzy Osbourne dei Black Sabbatah hanno ritenuto di scrivere anche canzoni sataniche». Ma Alice Cooper svela il trucco: «Il rock ha bisogno di robaccia - ha detto -. Quando diventa troppo raffinato ci vuole gente come me che faccia musica di merda e spettacoli di pessimo gusto». «Non credo che il rock sia demoniaco - dice invece Monsignor Tonini - ma dubito che la sua turbolenza lasci spazio alla meditazione. La preghiera è soprattutto silenzio, riflessione a tu per tu con Dio, magari da soli nella tranquillità di una stanza». Significativo, a questo punto, il titolo del Corriere della Sera che scandisce un secco “Bocelli: ma la Chiesa non è una discoteca”, prima di dare la parola al tenore in una lunga intervista rilasciata a Valerio Cappelli: « Vittorio Messori, voce della coscienza cattolica, da anni ammonisce la Chiesa sulla sua relazione pericolosa col rock, ed esprime sconcerto sul concerto. «Sono d’accordo con lui, la Chiesa non è una discoteca e sono altri i modi per far ritrovare la fede ai giovani. Dio non può che essere uno, ed è tutto: c’è chi lo vede col volto di Budda, a me ha parlato Dio. Penso che il cammino spirituale sia necessario per vivere e sopportare i dispiaceri della vita. Non tocca a me far polemiche, ma credo che la preghiera sia collegata a un momento di grande raccoglimento, e allora c’entra poco anche la musica classica, tranne quella sacra». Qual è la musica a ridosso di Dio? «Ora direi la Messa da Requiem di Verdi, che a luglio inciderò con Valery Gergiev e la sua Orchestra del Kirov, in agosto canterò per la prima volta, diretto da Lorin Maazel, all’Arena di Verona. E infine nel 2001, il 27 gennaio, giorno della morte di Verdi, per il centenario, porterò all’Opera di Monaco». Si sente legittimato ormai nella musica classica? «Non mi interessa, se mi considerano un cantante rock non mi disturba più di tanto. Ma se tre direttori come quelli vogliono lavorare con me... Io ho sempre studiato con coscienza». Conosce Lou Reed e gli altri cantanti in scena oggi? «No. Non li riconoscerei alla radio. E’ un genere che conosco pochissimo, anzi per niente. Però ho cantato a Sanremo? Ma il Festival è un’altra cosa. Qualcuno mi dice che Lou Reed ha incarnato l’anima diabolica del rock e non c’ho capito nulla. C’è un artista che conosco, Irene Grandi, toscana come me, simpaticissima». Lei ha sempre avuto fede? «No. Sono cresciuto in una famiglia cattolica. Ma anche dopo l’adolescenza la mia era una fede all’acqua di rose, anzi, ho vissuto un periodo da perfetto agnostico. Poi, senza un episodio o un fatto, non ho più creduto al caso, da lì il passo verso la fede è stato breve. Sono stato aiutato dalle letture di Tolstoj, che era un cristiano sui generis». L’ultima volta che ha peccato? «Io pecco ogni cinque minuti. Ma non dico come». Cosa pensa del nuovo spazio a Tor Vergata? «Non ho mai amato cantare con l’amplificazione, tantomeno in condizioni come questa. Ma non importa, se è per incontrare centinaia di migliaia di giovani». Per i sindacati avrebbe cantato? «Perché no? Al di là di tutto sono un professionista». Cosa pensa dell’azzeramento del debito dei Paesi poveri che verrà auspicato dalle preghiere del Papa e dalle chitarre del rock? «L’azzeramento è solo un primo passo, poi si dovrebbe passare agli investimenti, e qui entra in gioco l’illuminazione dei nostri governanti. Noi, club dei bianchi, finché abbiamo una distanza geografica sufficiente a garantire la nostra incolumità, non ci rendiamo conto del pericolo. I popoli che muoiono di fame preannunciano guerre e atrocità»».
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