Polemiche in USA per il country ‘violento’ delle Dixie Chicks

Polemiche in USA per il country ‘violento’ delle Dixie Chicks
Polemiche in America per una canzone delle Dixie Chicks, "Earl", che racconta di come due donne decidono che il protagonista della canzone (Earl, un uomo che picchia la moglie), "deve morire". Il brano in effetti non è nuovo: si trova su "Fly", album uscito in agosto e insignito di un Grammy. Tuttavia solo ora è stato pubblicato come singolo, e molte delle 150 radio statunitensi specializzate in musica country si sono rifiutate di trasmetterlo. "Sono stati i nostri ascoltatori a protestare: abbiamo ricevuto una reazione fortemente negativa. Se la gente non la vuole, non vedo perché dovremmo costringerla ad ascoltarla", dice il responsabile della programmazione della KSCS, una radio di Dallas - città natale del giovane trio femminile. Al contrario, una radio rivale (la WOLF, sempre della metropoli texana), propone "Earl" sette volte al giorno: "E’ una delle più richieste. Il nostro pubblico è più giovane, e ha capito che le Dixie Chicks stanno affrontando il problema della violenza domestica in modo ironico".
Non potrebbe essere più d’accordo Emily Robison, una delle tre cantanti. "E’ un soggetto serio, che noi abbiamo reso più accessibile. Non vogliamo incitare all’omicidio, lo abbiamo specificato anche nelle note dell’album. Ma il fatto che alcune radio, dopo la canzone, abbiano citato i dati sulle donne percosse tra le pareti di casa ci rende fiere di quello che abbiamo fatto". Meno incline alla crociata la sua compagna di gruppo, Natalie Maines: "Quando ce l’hanno fatta sentire per la prima volta, abbiamo pensato che fosse divertente, punto e basta. Non stiamo dicendo di uccidere vostro marito se alza le mani. E’ più una storiella su un tipaccio cattivo, e delle ragazze che gliela fanno pagare - ma non bisogna prendere la cosa troppo seriamente".
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