Musica digitale: meno streaming on-demand e più Web radio nel futuro di We7

We7, Internet company inglese che annovera tra i suoi fondatori/investitori iniziali anche Peter Gabriel, corregge il suo modello di business: attenuando le sue caratteristiche originarie di servizio di “scoperta musicale” e di streaming gratuito finanziato dalla pubblicità per rafforzare le funzioni di Web radio automatizzata nello stile di Pandora e Last.fm.

In due anni la società è arrivata a contare 3 milioni di utenti mensili: solo una piccola frazione di questi, meno di 100 mila, si è abbonata però ai suoi servizi a pagamento che includono la possibilità di accedere alla piattaforma anche per mezzo di dispositivi mobili. E nonostante la collaborazione con Yahoo! sulla raccolta pubblicitaria le abbia consentito quest’anno, per la prima volta, di coprire le spese delle royalty versate a case discografiche, artisti, autori ed editori, nel 2009 il deficit di bilancio ha toccato i 3,66 milioni di sterline. 

“Il modello economico basato sull’on-demand è impegnativo”, ha ammesso l’ad e cofondatore dell’impresa Steve Purdham in un’intervista rilasciata al sito Billboard.biz. “Osserviamo sempre quel che i nostri consumatori desiderano”, ha aggiunto illustrando il “riposizionamento” strategico sul modello della Web radio “personalizzata” (che paga royalty più ridotte agli aventi diritto). We7 ha introdotto un servizio “radio” all’inizio di quest’anno, e a settembre il 55 % dei suoi streams mensili risultavano originati dalla funzione automatica (che innesca l’ascolto partendo da una playlist, dal nome di un artista, dal titolo di una canzone o di un album) piuttosto che dalla ricerca on-demand su un catalogo che conta 6 milioni e mezzo di canzoni.

Nel nuovo modello di “Internet Radio Plus” (con stazioni personalizzate che gli ascoltatori possono condividere con gli amici via e-mail, Twitter o Facebook), l’opzione on-demand resterà comunque a disposizione degli utenti del servizio. 

    

 

 

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