Il nuovo album di La Pina: «Ricomincio dal soul»

Si intitola “Cora”, come la sua cagnolina - che tanto “ina” poi non è - e si apre con “Dammi ancora”, una dichiarazione d’amore tutta dedicata a lei. «Quello che mi piace di questa canzone» confessa La Pina, che sfoggia una chioma biondo platino, «è che all’inizio non si capisce che sto parlando di un cane. Questo essere fraintesa è un rischio del mio mestiere che amo correre, perché mi fa capire che le mie canzoni sono in realtà di chi le ascolta. Non sono roba mia. E’ vero però che, al secondo verso, una donna ha già capito che un uomo così non esiste». Scherza La Pina, il cui nuovo album nasce dalla collaborazione strettissima, «quasi siamese», con Soul Kingdom, ovvero Giuliano Palma e Patrick Benifei dei Casino Royale, entrambi già coinvolti nel suo precedente lavoro, “Piovono angeli”. «Ma qui è stato diverso», spiega La Pina, che prosegue: «I ragazzi si sono messi direttamente alle macchine per la prima volta, anche se avevano già collaborato ad altre produzioni. Tutti e tre abbiamo dovuto ricominciare da zero, ma si è creato subito un clima di grande affiatamento che ha fatto crescere bene il lavoro. D’altronde, con Giuliano ci conosciamo da sempre e con lui e Patrick viviamo praticamente in simbiosi».
Il risultato è un disco dalle sonorità raffinate che mescola sapientemente un rap misurato con contaminazioni melodiche. «Non potevamo fare un album hip hop, perché Giuliano e Patrick sono dei veri musicisti, con una formazione diversa dalla mia. Per questo, tutti e tre abbiamo messo a disposizione l’uno degli altri i nostri strumenti, cercando di farli quadrare». Una maturità, quella che percorre questo album, che nasce da una crescita innanzitutto personale: «Il fatto è che sono (e siamo) più grandi. Sappiamo riconoscere i nostri limiti: non è una questione di essere o non essere capaci ma di dare alle cose il giusto peso. Maturità è, per esempio, sacrificare due linee di rap per lasciare spazio al ritornello, capire che gli ingredienti vanno dosati».
Il rap continua a essere il linguaggio di La Pina, che decide però con questo lavoro di percorrere nuove strade, con una coerenza aperta alla sperimentazione. «Non è che non mi piaccia più l’hip hop underground: mi piace, ma fatto da altri. Io vado pazza per le canzoni». Nel suo disco, La Pina regala 42 minuti di un rap ridotto all’osso per valorizzare ogni singola parola, in dieci brani misurati ma non per questo pacati (si veda ad esempio “Pronte a tutto”), con sonorità decisamente “da interno”. Un rap che, anche questa volta, affronta temi molto personali ma che insieme è capace di parlare agli altri, perché usa il linguaggio delle emozioni. E’ il caso di “Come ti senti”, una carrellata di immagini giustapposte che restituiscono la complessità di un momento particolare. «E’ il pezzo che mi piace di più: è criptico ma io sono proprio quella roba lì. Ho scritto questa canzone perché desideravo che qualcuno mi rivolgesse un “come ti senti?” sincero, non formale. E questo brano è la mia risposta». “Tu sei cosa mia” e “Non dimentico più” sono invece canzoni nate dalla fine di una storia d’amore importante. «Però sono grintose» ci tiene a sottolineare La Pina, «non è un piangersi addosso. Anzi, a lui dico buona fortuna. Quando un amore è vero e forte non è qualcosa che si può decidere da un giorno all’altro di non volere più. Rimane, anche se cambia forma. Per dirla con me “La nostra prestazione in pista è stata ottima e continua in un’altra ottica”».
Ma il lato pungente di La Pina si fa sentire anche in questo album, in un brano come “Cin cin”, che se la prende con il mondo pettegolo e un po’ vuoto che ruota intorno a chi fa musica: «Faccio questo mestiere per delle motivazioni fuori moda. A me di essere un personaggio non è che mi importi molto. Mi trovo a frequentare certi ambienti perché lavoro con la musica. Ma non è affatto quella gran cosa che potrebbe sembrare dall’esterno. Anzi, a volte è proprio una rottura. E’ un mondo dove si è sempre obbligati a ripartire da zero. Ormai sono consapevole di quello che mi merito. Come di quello che non mi merito e infatti non ho. Mi sfugge però perché quello che mi merito infatti non ce l’ho».
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