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Stime Usa: solo 30 mila artisti si guadagnano da vivere con la musica

Oggi MySpace, blog e siti Web ospitano milioni di artisti e di band musicali: sarebbero meno di 30 mila, tuttavia, quelli che si guadagnano effettivamente da vivere, secondo una statistica elaborata da Songkick (sito inglese contenente un enorme database di musica dal vivo) e ripresa da Ian Rogers, ceo di Topspin, durante una conferenza che ha avuto luogo lo scorso weekend a Santa Barbara, California. La stima si basa su un’analisi delle band censite da Songkick in base al tipo di locali in cui suonano abitualmente: “Potete decidere che il numero è leggermente troppo basso o leggermente troppo alto, potete discutere su cosa significhi guadagnarsi da vivere, ma probabilmente siamo su quell’ordine di grandezza”, ha riconosciuto Rogers nel corso del suo intervento.  “La tecnologia”, ha ricordato, “ha permesso di ridurre i costi di produzione, e anche la distribuzione oggi costa sensibilmente di meno.  Ma i costi di marketing, nel frattempo, sono aumentati, perché oggi i consumatori hanno più potere e dispongono di una scelta illimitata”. La conclusione? “La cosiddetta ‘coda lunga’ è lunga per davvero”, dice Rogers. “E, a essere realistici, le probabilità di farcela sono poche”. 

    Oggi MySpace, blog e siti Web ospitano milioni di artisti e di band musicali: sarebbero meno di 30 mila, tuttavia, quelli che si guadagnano effettivamente da vivere, secondo una statistica elaborata da Songkick (sito inglese contenente un enorme database di musica dal vivo) e ripresa da Ian Rogers, ceo di Topspin, durante una conferenza che ha avuto luogo lo scorso weekend a Santa Barbara, California. La stima si basa su un’analisi delle band censite da Songkick in base al tipo di locali in cui suonano abitualmente: “Potete decidere che il numero è leggermente troppo basso o leggermente troppo alto, potete discutere su cosa significhi guadagnarsi da vivere, ma probabilmente siamo su quell’ordine di grandezza”, ha riconosciuto Rogers nel corso del suo intervento.  “La tecnologia”, ha ricordato, “ha permesso di ridurre i costi di produzione, e anche la distribuzione oggi costa sensibilmente di meno.  Ma i costi di marketing, nel frattempo, sono aumentati, perché oggi i consumatori hanno più potere e dispongono di una scelta illimitata”. La conclusione? “La cosiddetta ‘coda lunga’ è lunga per davvero”, dice Rogers. “E, a essere realistici, le probabilità di farcela sono poche”. 

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