Nuovi aumenti di prezzo si abbattono sui consumatori di musica

Ha iniziato, il 15 marzo scorso, la Emi/Virgin, apportando una serie di variazioni di listino tanto a prodotti di catalogo che a titoli novità. Hanno risposto, con effetto da oggi, sabato 1° aprile, Sony Music e Universal, introducendo aumenti che superano, per alcune fasce di prodotto, il 10 per cento. In conseguenza dei nuovi ritocchi, alcuni dei maggiori rivenditori preannunciano un incremento di 1.000 lire nel prezzo al pubblico dei dischi top price (ormai vicinissimi, quando non oltre al tetto delle 40 mila lire) nonché variazioni anche più consistenti, comprese tra le 2.000 e le 2.500 lire, per alcuni prodotti di back-catalog. Le motivazioni dell’aumento deciso dalle case discografiche sarebbero da ricondurre a un incremento generale dei costi, anche se a Rockol non è stato possibile, per il momento, ottenere una spiegazione ufficiale dai diretti interessati. L’iniziativa ha però già suscitato una reazione da parte della associazione dei grossisti e distributori di musica ADM, che sull’argomento ha trasmesso un’informativa al Ministero dell’Industria e del Commercio, nell’ambito del monitoraggio che il dicastero svolge sull’andamento dei prezzi dei diversi beni di consumo in Italia. Nella sua nota, l’ADM sostiene che la riduzione dei costi di fabbricazione dei cd e i risparmi nelle spese di gestione conseguenti alle operazioni di fusione tra case discografiche nonché alla progressiva concentrazione della clientela in grossi gruppi d’acquisto (catene della grande distribuzione) non giustificano un aumento dei prezzi dei prodotti musicali.
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