Duran Duran: ancora in piedi, ancora pop

Duran Duran: ancora in piedi, ancora pop
Perché mancano un paio di mesi all’uscita di "Pop trash", che per l’Europa è il primo disco di brani da loro scritti (da "Wedding album", 1992). Perché si sa, la piccola storia del pop ha assegnato loro un certo ruolo, e in un decennio vituperato e riscoperto a man bassa. Perché i volti di Simon Le Bon e Nick Rhodes, visti in tanti poster ai tempi di "Wild boys", ora sembrano vecchissimi - anche se in realtà, portano bene i loro 40qualcosa anni. E perché la sala dove si svolge la conferenza stampa, alla fine, è strapiena di giornalisti anche in piedi - e dire che sparare sui Duran è stato lo sport preferito dalla critica italiana per parecchi anni. Qualche ripensamento, di fronte allo straripare degli ‘N Sync?
Il piccolo show è gestito ovviamente dal caustico Simon e dal dolce Nick, con Warren Cuccurullo ai margini. Peraltro, quando Rockol lo approccia chiedendo notizie dei "suoi" Missing Persons, ne ottiene un gelido: «La cantante si è sposata, il bassista ha una band». Meglio evitare domande su Frank Zappa. Chiediamo allora ai due Duran principali qualche notizia di "Medazzaland", album timidamente affacciatosi solo in America, e mai distribuito in Europa. «Abbiamo avuto problemi con l’etichetta. Non avremmo potuto promuoverlo come si deve, abbiamo aspettato troppo, e alla fine il disco è diventato troppo vecchio, non ci sentivamo più di proporlo», dice Simon. Perciò ecco "Pop trash", titolo che per Nick Rhodes allude «a tutto quanto ci circonda» («e circonda soprattutto voi giornalisti», sorride maligno Simon). «Di questi tempi, dalle vetrine dei negozi a Internet, dai programmi tv alla musica, tutto finisce col sembrare "pop trash"». Meglio gli anni ’80?
Simon: «Anche allora, come ora, c’erano sia belle cose che porcherie» . Nick: «Verso la fine del decennio sono nate la house music e si sono formati gruppi come i Nirvana, che poi hanno influenzato il decennio successivo, quindi è difficile separare i ’90 dagli ’80».
Le domande sul passato fioccano. «Dovrebbero fare un film su di noi. Comico, forse», dice Le Bon. «Per cosa saremo ricordati? Per aver aperto delle porte su nuove frontiere artistiche! Beh, ok, abbiamo scritto anche sciocchezze, ma anche se il messaggio di "The reflex" è, più che altro, "La la la la, la la la la", alla fine è una buona canzone pop. Non ha senso dire: "Forse avremmo potuto fare qualcosa di più". La teoria del caos dice che se tu cambiassi una sola, piccola cosa del tuo passato, oggi non saresti quello che sei. Siccome sono piuttosto contento della mia vita, ne faccio a meno». Ma Nick sorride: «Certo, se la gente potesse dimenticare i nostri vestiti e le nostre pettinature, avrebbe un ricordo migliore di noi».
I due si rilassano e Simon chiacchiera della figlia di 10 anni che ascolta Britney Spears, che a lui fa schifo, e di quando al Live Aid un’imponente scorta accompagnò Madonna a fare pipì. Ne avrebbero di storie, da raccontare, queste due icone di tanto tempo fa. Ma da raccontare a chi? Fuori dall'albergo non ci sono più migliaia di fans. Solo due signorine ex teens che chiedono timidamente, ai primi giornalisti che lasciano l’albergo: «Ma loro quando escono?». Nick dice che la cosa non lo disturba, anzi. «Siamo a nostro agio. Siamo una band con 20 anni di storia, abbiamo avuto i nostri alti e bassi, ed oggi siamo in pace con noi stessi». Gli chiedono inevitabilmente se sentono affinità con le boy-band di oggi. Simon si mangerebbe l’intervistatore, ma il tastierista risponde: «No. Noi eravamo amici che hanno messo su un gruppo, e ascoltavamo musica rock. Loro vengono messi assieme dalle case discografiche. Sono bravi a fare quello che fanno, ma le loro canzoni non mi piacciono».
Stasera alle 20 il gruppo proporrà alcune delle nuove canzoni di "Pop trash" al Rolling Stone di Milano; il mini-concerto verrà proposto da Mtv il 5 aprile.
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