Linkin Park, 'A thousand suns': 'Siamo cambiati. Vi piaccia o meno...'

Linkin Park, 'A thousand suns': 'Siamo cambiati. Vi piaccia o meno...'

Era un ragazzo piuttosto arrogante che sentiva di avere il mondo in mano, Chester Bennington, quando Rockol lo incontrò - dieci anni fa - in occasione dell'uscita di "Hybrid theory", disco di debutto dei Linkin Park. Quello che mercoledì pomeriggio si è seduto davanti alla stampa italiana, in un lussuoso hotel di Berlino, dove la band californiana ha inagurato la branca europea del tour in supporto al nuovo album, "A thousand suns", è un uomo nuovo: via la chioma ossigenata (in favore di una cresta per la verità piuttosto discreta), via gli atteggiamenti da sbruffone e l'aria da rockstar annoiata dalla routine promozionale. Un uomo nuovo che suona in un gruppo che di cliché, ormai, ne ha avuto abbastanza: "Già, perché non volevamo fare il solito disco che ci si aspetta dai Linkin Park, con le chitarre ben in evidenza, i cantati equamente divisi tra rap e melodia e l'elettronica come ornamento. Abbiamo voluto seguire nuove strade, senza pensare alle radio. Con 'A thousand suns' siamo riusciti ad ottenere la stessa aggressività dei nostri dischi precendenti cambiando radicalmente atmosfere, riuscendo a tenere le chitarre in secondo piano per lasciare molto più spazio a synth e campionatori. Per noi è stata una sfida, che ci sentiamo di avere vinto". Merito anche di Rick Rubin, guru del rock che in studio già fece miracoli con Beastie Boys, Johnny Cash e Red Hot Chili Peppers? "Diciamo che lui è stato un ottimo capitano. Il capitano siede nella plancia di comando e - per arrivare dove vuole arrivare - impartisce gli ordini all'equipaggio. Rick con noi ha lavorato così. Ha capito dove volevamo andare, e chi ha dato gli ordini giusti per arrivarci. In studio con noi è stato pochissimo, ma il suo apporto è stato comunque fondamentale". "A thousand suns" segna quindi un punto di svolta, musicalmente parlando, nella carriera del gruppo: come hanno interpretato i fan questo cambio di direzione? "I giudizi sul nuovo album sono molto 'polarizzati'", confessa Chester non senza una punta di soddisfazione: "C'è chi prima ci detestava che dopo averlo ascoltato è diventato un nostro fan, e ci sono alcuni nostri fan della prima ora che invece lo considerano una porcheria. La cosa non ci disturba: ci avrebbe dato veramente fastidio, invece, che il lavoro potesse lasciare indifferenti. Cosa che per fortuna non è successa. Grazie al cielo, mi sento di dire, perché a noi piace la passione...". Visti i temi affrontati nella nuova prova in studio, c'è chi inizia a parlare dei Linkin Park come di gruppo "politico": "Se per 'politico' intendete un gruppo che riesce a parlare in modo intelligente anche di argomenti solitamente affrontati in ambito politico, lo prendiamo come un complimento. Il fatto è che non vogliamo dire alla gente cosa fare o cosa pensare: vogliamo solo esprimere quello che sentiamo. E siccome sappiamo che i ragazzi che ci ascoltano quello che diciamo lo prendono molto sul serio, sentiamo una grande responsabilità. Non abbiamo una reale inclinazione politica. Sappiamo che ci sono delle cose più grandi di noi, sappiamo che qualcosa al mondo non gira per il verso giusto, ma sappiamo anche che la soluzione a certe questioni non può essere data da niente di umano". E con "le cose più grandi" i Linkin Park ci si sono scontrati davvero, quando - lo scorso anno - hanno fatto tappa a Macao e Shanghai, dove sono riusciti a conquistare, grazie all'esibizione nella megalopoli sul delta del Chang Jiang, la palma di band occidentale con un maggiore afflusso di pubblico (35mila persone) ad un proprio live in Cina. "E' stata un'esperienza fantastica, sotto tutti i punti di vista...". Anche le restrizioni alle quali il governo di Pechino sottopone gli artisti che decidano di esibirsi sotto la propria giurisdizione? "Beh, non ci abbiamo dato troppa importanza. L'importante era essere lì. Poi, certo, il ministro della cultura ti impartisce delle direttive. Ti chiede di non sputare sul pubblico? Non sputi. Ti dice di non dire 'vaffanculo' o di toglierti la maglietta? Non dici 'vaffanculo' né ti togli la maglietta. Alla fine ai grandi cambiamenti bisogna avvicinarsi sempre a piccoli passi. A Shangai tutto il pubblico era circondato da un'impressionante cordone di polizia: gli agenti, però, durante il concerto sorridevano tutti, e si godevano lo spettacolo". La Cina sembra lontana ma - ad oggi - ancora più lontano sembra lo Stivale: i Linkin Park, infatti, nonostante un esteso tour europeo, di date in Italia non ne hanno in programma. "Niente paura", assicura Chester: "Rimarremo on the road fino a fine 2011, e di sicuro in Italia - un posto dove ci siamo sempre trovati benissimo - prima o poi passeremo, magari durante un festival nel corso della prossima estate". Loro, che sono una delle band più apprezzate sui nuovi media - con qualcosa come oltre 15 milioni di fan su Facebook - sanno che alle novità bisogna saper far fronte: "Solo negli USA, un download del nostro disco su due è illegale. E, salvo eccezioni (come ai Video Music Awards dello scorso 12 settembre a Los Angeles, quando la produzione di MTV allestì solo per loro un palco al Griffith Observatory da 350mila dollari, ndr), la TV non ti fa gioco, con le comparsate fugaci alla David Letterman Show. Le radio rock? Quindici anni fa negli USA ad ascolterle erano in 60 milioni, adesso saranno sì e no 15. Ecco perché il Web, il videogiochi, le sincronizzazioni cinematografiche ed altro sono diventate oggi fondamentali: se il tuo obbiettivo è fare ascoltare la tua musica a più gente possibile, non puoi non farci i conti". Così anche con il gusto del pubblico, sempre assetato di novità? "Cercare di dare il proprio meglio ti mette al riparo da questo rischio. Prendete 'Sgt Peppers' dei Beatles: anche se uscisse oggi, nessuno si sognerebbe di dire che è un disco datato. Ad imprigionare nel tempo sono più gli spettacoli dal vivo. Pensate ai cliché anni Settanta, alle 'mirrorball', oppure alle scenografie anni Ottanta. Il live ti costringe a cercare sempre la novità, a prendere in continuazione le distanze dal passato, perché ogni orpello, ogni scenografia, ogni trovata scenica automaticamente ti imprigiona in una determinata epoca. E noi gli orpelli e le scenografie le lasciamo a Beyoncé". Insomma: coscienziosi, non superficiali, sensibili e informati. Che i Linkin Park si stiano candidando a diventare le rockstar del nuovo millennio? "No, non abbiamo questa pretesa", ride Chester: "Non cerchiamo di essere la 'nuova generazione' di rockstar. Vogliamo solo fare del nostro meglio per contribuire all'evoluzione della musica, e se tutto ciò dovesse per caso servire da fonte di ispirazione ad altre band... beh, ben venga".

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