La genesi di 'Romanzo criminale': 'Cos'è più criminale dell'indie rock?'

La genesi di 'Romanzo criminale': 'Cos'è più criminale dell'indie rock?'
Credits: Alessandro Tornatore

Il menù è ricco: Francesco Sàrcina de Le Vibrazioni, Pierluigi Ferrantini dei Velvet, Marco Cocci dei Malfunk, e poi i Rezophonic, i Marta Sui Tubi, Roberto Angelini,  Il Genio, The Niro, i Bud Spencer Blues Explosion, i Calibro 35. Un bel bouquet di indie rockers nostrani , tutti appassionatamente insieme per un “concept album” i cui i veri protagonisti, più dei musicisti, sono il Libanese e il Dandi, il Bufalo e il Terribile, Patrizia e il commissario Scialoja. Insomma, i personaggi  del telefilm italiano più cult che ci sia , quel “Romanzo criminale” con cui il regista  Stefano Sollima, trasferendo sul piccolo schermo le pagine di

  Giancarlo De Cataldo, resuscita la storia della banda della Magliana e un lungo capitolo nero e rosso sangue della storia d’Italia. Una bella idea, un disco ispirato al serial tv, che poteva venire solo a qualche fan accanito: come Dino Bovenga, Daniele D’Urso e Lorenzo Ferretti, tre giovani creativi titolari di una piccola agenzia, Futuradio, che lavora su progetti editoriali e discografici, format radio e tv, spot, jingles e siti Internet.  “In realtà l’idea di scrivere una canzone per ciascun personaggio di ‘Romanzo criminale’ l’avevamo avuta già lo scorso gennaio”, racconta Bovenga a Rockol. “Però non avevamo contatti con nessuno. Né con gli artisti, né con Cattleya e Sky Cinema, che sono titolari del brand. Insomma: è stato un percorso lungo, e una discreta faticaccia. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Ringrazio tutti gli artisti e i loro manager, che sono stati eccezionali. Ma più ancora della loro adesione entusiasta ci ha sorpresi la fiducia concessaci da Sky, che ha licenziato il suo marchio di maggior successo per questo progetto”. Come li avete convinti? “Siamo laureati in sociologia e abbiamo usato gli strumenti che ci hanno insegnato in università: una presentazione in PowerPoint inattaccabile, e tanta faccia tosta. Gli abbiamo fatto ascoltare il provino di ‘Libanese il re’ montato sulle immagini del telefilm. Si sono resi conto della nostra passione, del fatto che ce l’avremmo messa tutta”. E dopo? “Dopo siamo andati da Matteo Cifelli, produttore designato del disco, che in quel momento accompagnava Tom Jones in tour come tecnico del suono. E abbiamo coinvolto i grandi session men con cui stava lavorando: c’era gente che piangeva, in studio a Londra, quando ha visto che alla batteria sedeva Gary Wallis, già a fianco dei Pink Floyd”.

Dal pop anni ’70  e dalla colonna sonora orchestrale della serie  all’indie rock di oggi non è un passo breve… “Già ma quale scena musicale è più ‘criminale’, in senso buono, di quella indipendente? Abbiamo applicato la filosofia del telefilm al linguaggio musicale: gli attori del cast erano tutti bravi e poco conosciuti, noi abbiamo scelto i musicisti che piacevano a noi e che seguiamo nei concerti”. Senza pretese di ricostruzione storica, senza tentazioni vintage. “No, a parte lo strumentale dei Calibro 35 che abbiamo voluto per questo.

Noi abbiamo 25, 27 anni e abbiamo vissuto un altro momento storico. Da ogni artista ci siamo presentati con una preproduzione, testo e musica già fatto. Giustamente, Sky voleva evitare di dare carta bianca a chi non aveva familiarità con i personaggi. Non puoi scrivere una canzone sul Bufalo se non lo conosci. Ma poi ognuno è intervenuto come ha voluto: I Marta Sui Tubi, per esempio, hanno cambiato completamente la melodia conservando parte del testo; Francesco Sàrcina ha risuonato alcune parti di chitarra e il pezzo è diventato suo. Anche Manuel Agnelli è stato squisito: non poteva fare un pezzo nuovo perché era impegnato in tour ma ha chiamato la EMI per farci licenziare la versione inglese di ‘Ballata per piccole iene’ che non era mai stata concessa per nessuna compilation. Abbiamo scelto quella, perché per noi è il pezzo criminale per eccellenza. E perché gli .Afterhours e il Tora! Tora! sono stati la nostra prima ispirazione: a quindici anni Lorenzo era lì a spillare birre al Festival…” Non è l’unica canzone in inglese: “No,  ne abbiamo affidata un’altra ad Aimée Portioli, una ragazza che lavora nel campo della pubblicità. Perché? Perché è brava, e poi perché la serie in dvd verrà distribuita all’estero: quella sarà la canzone che useremo per la promozione internazionale, così non faremo un torto a nessuno”.

Il primo singolo del disco (distribuito da pochi giorni da EMI nei negozi, e a novembre in edicola in allegato a Sorrisi e Canzoni e a Panorama) è invece “Libanese il re” di Francesco Sàrcina, impegnatissimo tra concerti con Le Vibrazioni (“Le strade del tempo tour” si chiude con due concerti a Milano e Roma, il 4  novembre ai Magazzini Generali e il 6 all’Atlantico Live) e impegni cinematografici (la colonna sonora di “La scuola è finita” di Valerio Jalongo, protagonista Valeria Golino, che debutta alla Festa del Cinema di Roma).

“Conosco bene la storia”, ci spiega. “Avevo letto il libro, ho visto il film di Michele Placido e in parte anche la serie tv. Ho riscritto il pezzo che mi è stato affidato, trovavo la stesura originale un po’ confusa e poi volevo lasciargli un’impronta personale. Il brano ha una struttura molto complessa. Sicuramente poco radiofonica, almeno per i canoni italiani. Ne ho fatto una versione.  più simile a un musical, più anni ’70: coerente con lo stile de Le Vibrazioni ma anche con il progetto, credo, e con il personaggio del Libanese. Ho rivisto le scene del suo omicidio sotto la casa della madre, ne è venuto fuori un ritratto un po’ psicanalitico di  un uomo che nel rapporto materno conserva forse un angolo di purezza”. “Sono molto contento”, aggiunge Francesco, “di avere partecipato a questo progetto. Un bel trait d’union tra artisti, tra un gruppo di amici che conosco e che stimo. E’ bello avere fatto qualcosa insieme”. Una passeggiata di salute, a quanto pare, rispetto al lavoro sul set per il film di Jalongo. “Non c’è dubbio, quello è stato un massacro. Con i continui ripensamenti in fase di sceneggiatura e di montaggio si finisce per lavorare dieci volte di più. Mi auguro non sia sempre così… Ma sono stato felicissimo di lavorare con Valeria, che è una carissima amica, e ho realizzato un mio sogno”.

    

 

 

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