Oasis, i quotidiani sul concerto di Parigi. Due date in Italia?

Oasis, i quotidiani sul concerto di Parigi. Due date in Italia?
Quotidiani italiani presenti alla "prima" europea degli Oasis. Enrico Sisti su "La Repubblica" racconta: «Preceduti sul palco dallo splendido trio texano dei Cotton Mather, gli Oasis hanno iniziato il braccio europeo della loro tournée suonando ieri sera al Bataclan di Parigi quasi venti canzoni. Il gruppo ha eseguito poco del nuovo disco (le indecifrabili "Who feels love?" e "Fuckin' in the bushes", l'inevitabile "Go let it out", la solare "Sunday morning fall"; molti classici come "Wonderwall", "Cigarettes & alcohol", "Champagne supernova", "D'you know what I mean?"; e infine la cover di "Helter skelter" dei Beatles, che Noel ci disse essere stata pensata e lavorata con estrema cura, soprattutto perché i ragazzi dovevano a tutti i costi trovare il modo di staccarsi sia dall'originale beatlesiano che dalla versione degli U2. Il loro nuovo album, Standing on the shoulder of giants, è andato rapidamente in testa alle classifiche ma non ha tenuto come tutti si aspettavano. In effetti, non è un disco riuscitissimo. Forse non lo hanno pensato abbastanza, forse sono stanchi, forse è ora di cambiare. Come avevano previsto con una canzone dell'acclamatissimo album "Definitely maybe", la nuova condizione esistenziale, questo loro essere improvvisamente cresciuti, il fatto di essere sposati e con figli"(la canzone era appunto "Married with children"), ha provocato un brusco mutamento del clima interno alla band. Forse Oasis voleva dire libertà, spensieratezza, giovinezza, voleva dire essere dei piccoli gangster senza troppi peccati. (...) Liam è spesso immobile, con le gambe leggermente piegate e le braccia dietro la schiena. Ogni tanto ciondola intorno al microfono, come se volesse mangiarlo e cercasse il punto migliore per cominciare. Noel è sempre più smunto, concentratissimo sul suo strumento. La band lavora molto, ma sostanzialmente rimane impassibile, la passione (se c'è) è ben controllata. Sono professionisti rigorosi, forse un po' troppo distaccati, specie se si tiene conto del caos che hanno scatenato in quel paio di generazioni di ragazzi che si sono attaccati alle loro canzoni crescendovi insieme. La platea del locale di Boulevard Voltaire risponde con effetti sonori degni di una band da storia della musica. Onnipotenti senza catene fino a qualche mese fa. Ora un po' meno potenti forse, sposati e con figli. La differenza sta tutta qui. Ma lo spettacolo vale il prezzo del biglietto e una paginetta di storia del pop inglese». Sul "Corriere della Sera" Mario Luzzatto Fegiz la pensa diversamente: «Liam, Noel Gallagher e soci sono apparsi elettrici, casinisti, rumorosi e spettacolari come nell'album. Album che appare sempre più lontano dalle citazioni beatlesiane delle origini, semmai più vicino ai Beatles degli ultimi anni Sessanta. Album che rischia l'incomprensione delle masse. Il pubblico americano li ha retrocessi questa settimana dal 24½ all'82½ posto della classifica. Un bello schiaffo per una band che ha venduto fino ad oggi trenta milioni di dischi. Gli Oasis terranno in Italia un unico concerto il 30 maggio al Filaforum di Assago. E, primizia, parteciperanno allo Heineken Jammin' Festival dal 16 giugno a Imola (venerdì l'annuncio ufficiale)». Fegiz incorre poi in un lapsus, sia nell’articolo («nei bis, un omaggio a sorpresa ai Rolling Stones con "Helter Skelter"») che nel suo titolo: "Oasis in tour ancora nel segno dei Beatles, ma stavolta spunta un omaggio agli Stones". L’omaggio è davvero sorprendente, visto che "Helter skelter" è appunto dei Beatles.
Dall'archivio di Rockol - Oasis: "la band più grande di Dio"
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