Guy Garvey (Elbow): 'Ragazzi, non fatevi fregare dal 'pay to play''

Guy Garvey (Elbow): 'Ragazzi, non fatevi fregare dal 'pay to play''

Guy Garvey degli Elbow ha messo in guardia i suoi colleghi più giovani e meno smaliziati circa la pratica - molto comune nella pur civilissima (musicalmente, e non solo) Inghilterra - del "pay to play" (in italiano "paga per suonare"): il sistema, divenuto purtroppo consuetudine oltremanica, prevede che giovani band senza contratto paghino dei promoter per esibirsi in locali molto frequentati, spesso - almeno a detta dei promoter stessi - anche dai talent scout delle maggiori etichette discografiche. Il più delle volte, purtroppo, la band paga il sedicente impresario per esibirsi in un normalissimo locale, senza che nessun A&R faccia capolino tra il pubblico. "C'è qualcosa che proprio non va quando un promoter rapina sistematicamente le giovani band", ha detto il cantante: "E' un qualcosa di molto, molto brutto. Di fatto, significa giocare coi sogni e le speranze di persone che si trovano al primo stadio di quella che potrebbe essere una carriera musicale. Anche con gli Elbow, all'inizio, abbiamo incotrato persone del genere: ti raccontavano che grazie a loro i talent scout delle etichette sarebbero venuti a vederti suonare, persuadendoti così ad accettare le loro condizioni. Quasi tutti, purtroppo, sono millantatori: dovrebbe esserci la sicurezza che questi promoter siano associati alla Musicians Union (sindacato britannico dei musicisti), e che di fatto facciano i lavoro che dicono di fare. Per evitare che tantissime giovani band continuino a venire truffate, è necessaria perlomeno una regolamentazione di questa pratica".

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