Wim Wenders: «Io, Compay, Ibrahim e gli altri del Club»

Wim Wenders: «Io, Compay, Ibrahim e gli altri del Club»
Su "La Repubblica" una pagina firmata Wim Wenders torna su "Buena Vista Social Club" (cui, se ci è consentita l’osservazione, il quotidiano romano ha dedicato un numero ingente di pagine in questi due anni). Comunque dal momento che il film su Compay Segundo, Ibrahim Ferrer e gli altri musicisti cubani è diventato "oggetto di culto", la pubblicazione del libro fotografico firmato dal regista tedesco con la moglie Donata offre al giornale il destro per pubblicare parte della prefazione. La quale offre riflessioni del tipo: «Ry (Cooder) mi aveva dato questa cassetta, senza tante parole, com' è nel suo stile, senza tanti preamboli. Del tutto impreparato ascoltai dunque per la prima volta Chan Chan e Dos Gardenias e poi e poi e poi... Ti contagiava, questa musica, malinconica e allegra in eguale misura, scatenata e saggia. La ragione per fare questo film era dunque una sola: scoprire quali persone fossero in grado di fare tale musica. Mentre giravo, mi resi sempre più conto che in fondo noi non stavamo facendo un documentario, ma che avevamo scoperto una storia e stavamo seguendo le sue tracce. Compay, Ibrahim, Rubén, Omara, Eliades, Pio e gli altri erano i protagonisti di questa storia, e dunque più "personaggi" e "figure", se posso dire, che meramente "se stessi". Questa era una storia vera (e quindi alla fine non era una "storia"). Trattava dell'integrità di queste persone che nonostante tutte le delusioni e le avversità non si sono mai date per vinte, e che nemmeno il successo e la fama mondiale da cui furono raggiunte alla loro talvolta biblica età (Compay aveva superato i novanta, quando girammo il film) riuscirono a portare fuori strada».
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