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06/03/2000
Yes in Italia, recensione
Su "Il Giorno", Andrea Spinelli recensisce il primo concerto del tour italiano degli Yes. «Concerti come quello che sabato sera ha varato davanti ai duemila del Palasavena di San Lazzaro di Savena, Bologna, il tour che li porta stasera al Filaforum di Milano e domani al Teatro Verdi di Firenze, non sembrano proprio iscriverli al consorzio di semidei in disarmo in cui l'anagrafe e le mutevolezze dei tempi vorrebbero relegarli. (...) Jon Anderson, Steve Howe, Chris Squire e Alan White continuano a reinventare il proprio passato sera dopo sera senza perdere il gusto della scoperta. I tre totem sparsi per il palco coi simboli arcaici che i quattro si sono scelti per officiare il rito rock richiamano una sacralità che le due ore di spettacolo rispettano fino in fondo, mostrandoli in intramontabili cavalli di battaglia come "And you and I" o "I've seen all good people" un po' meno intensi ma un po' più lirici di un tempo. Ascoltare gli accenni voce e tastiere di "Time and vorld" o "Ritual nous sommes du soleil" per credere. Anche se il pieno d'applausi lo fanno gioielli di famiglia come l'iniziale "Yours is no disgrace", "Perpetual change" o le meno vetuste "Hearts" e "Awake", fra cui non sfigurano anche frammenti dell'ultimo album "The ladder" come "Homeworld (The ladder)", una "The messanger" dagli afrori giamaicani, "Face to face" e quella "It will be a good day (the river)" che pure dal vivo si conferma fra le cose migliori firmate da Anderson e compagni negli anni Novanta. Meno convinto il bis, aperto in solitudine dalla chitarra Howe con "The clap" e poi proseguito da versioni fin troppo sbrigative di "Cinema", "Owner a lonely heart", "Roundabout" (peccato mortale privarla del mitico arpeggio iniziale) e "Farewell song"».