Sir Oliver Skardy: `Contro i 'Piragna' a ritmo di reggae´

"La nostra cultura è diventata cannibale, siamo circondati dai Piragna". Sir Oliver Skardy, al secolo Gaetano Scardicchio, non ha mai avuto molti peli sulla lingua. Già quando era il leader dei Pitura Freska ha portato il suo reggae polemico e in salsa veneziana in giro per l'Italia.

È arrivato perfino a Sanremo, augurandosi l'arrivo del "Papa nero". Dal 2004, dopo lo scioglimento della band, ha iniziato una carriera solista. La sua ultima fatica, nei negozi dal 21 settembre scorso, si chiama proprio "Piragna" ed è una critica feroce all'Italia di oggi, ma non senza la solita ironia. Non a caso la copertina e il libretto del Cd sono stati disegnati da Vauro, il vignettista che affianca Michele Santoro ad "Anno zero". Il disco inoltre è stato registrato insieme al collettivo ska .Fahrenheit 451, che gli fa anche da backing band durante i concerti.
"ll titolo è dedicato anzitutto ai nostri politici, che sono dei pesci furbetti, dei cannibali della democrazia e per combatterli non c'è niente di meglio che del buon reggae", esordisce Skardy "Ma non parla solo di loro, visto che ormai la nostra società è piena di animali carnivori. In Italia chi ha tanto continua ad arraffare, chi non ha nulla ci resta fregato. Una volta speravamo che ci salvasse l'Europa, ma anche loro se ne sbattono. Siamo come la Francia al tempo di Luigi XVI".
L'album è ricco di spunti polemici e di temi politicizzati, ma non mancano canzoni ironiche e giocose. "Di gei" ad esempio prende in giro i colleghi disk-jockey, ma invita anche a non colpevolizzarli troppo perché dopotutto girano "I piatti come el brodo" e fanno "sketch co un ciodo". "Viagra" invece polemizza con l'industria musicale attuale, non risparmiandosi di fare nomi e cognomi. "In quel pezzo - spiega lui - cito Ligabue e Ramazzotti non perché ce l'abbia con loro, ma perché penso che abbiano un successo che non meritano. Riempiono sempre San Siro, cosa che non farebbero manco i Pink Floyd". Tutti i testi, come sempre, sono in dialetto veneziano. Anzi, in questo disco c'è un vero e proprio inno dedicato alla città lagunare come "Fame un spritz", scritta in onore del famoso aperitivo servito nei bar e nei bacari, le piccole osterie tipiche di Venezia. "Questa canzone è un gioco, anzitutto perché mi piace bere e poi perché parla di una città che non c'è più. E poi sono orgoglioso delle mie radici locali. Spero solo che qualcuno non mi scambi per un leghista, quelli lì sono rimasti al 1800", sostiene il cantante.
Skardy non vive solo di musica ma fa anche il bidello all'Istituto Statale d'Arte di Mestre. "Non farmi parlare della scuola", si lascia subito scappare: "Ormai l'Italia è una Repubblica fondata sullo sfruttamento del lavoro, continuano a licenziare gente e così non so come faremo ad andare avanti". A gennaio Skardy andrà in tour per promuovere l'album, con date in tutta la penisola. Ma sarà mai possibile una reunion dei Pitura Freska? "Io penso proprio di no, come gruppo non esistiamo più", commenta lui: "Magari ci ritroveremo per qualche evento importante, faremo qualche concerto insieme e poi ce ne andremo di nuovo ognuno per la sua strada".





 
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