In sala stampa arrivano i vincitori: parlano gli Avion Travel

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«Siamo contenti. Non abbiamo avuto modo di leggere la graduatoria, e poi le classifiche non ci piacciono. In questo Festival ci sono molte belle canzoni e molti artisti che ci piacciono. Stare dietro le quinte con Samuele Bersani, Max Gazzé, Subsonica e gli artisti qui presenti ci ha emozionato. C’è una ventata di cose nuove, e questo rende il tutto ancora più divertente».
In altre occasioni abbiamo sottolineato le difficoltà di fare musica, ma in realtà siamo dei fortunati, non c’è fatica in quello che facciamo. Noi siamo insieme da 16 anni, ci conosciamo da quando andavamo a scuola, per cui il tutto continua a divertirci molto. Per quanto riguarda l’emozione, vi diciamo soltanto che eravamo veramente inconsapevoli di quello che stava succedendo, fino a quando ci hanno detto che dovevamo suonare. A quel punto Ferruccio ha detto: “ragazzi, ho paura che chi suona per ultimo a Sanremo è quello che vince”. Lì abbiamo realizzato che eravamo veramente ‘arrivati’. Vogliamo ringraziare anche Gianni Morandi per gli auguri che ci ha fatto, e per i complimenti arrivati qualche anno fa.»
«Come gruppo non vediamo già l’ora di ritornare a fare le prove. Per quanto riguarda Sanremo, non abbiamo mai pensato di vincere, per due mesi ci siamo ripetuti: “guaglio’, non succede, ma se succede?” Stasera andremo a letto dicendo: “guaglio’, è successo, e mo’?”. Ecco, questo sintetizza bene questi ultimi due mesi».
«Speriamo che non sia un problema per il nostro futuro l’aver vinto Sanremo, come ipotizzano alcuni giornalisti. Certo, ci saranno inevitabilmente dei cambiamenti, ma noi continuiamo ad essere consapevoli del lavoro che facciamo e questo è un dato di fatto che Sanremo non cancella. Facciamo 150 concerti l’anno, il nostro pubblico cresce anno dopo anno, ma in ogni caso non ci illudiamo che la popolarità televisiva sia la stessa cosa. Speriamo soltanto che siano in parecchi adesso ad avere voglia di ascoltare la nostra musica.»
«Sulla distinzione tra l’Italia reale che ci ha messo all’11esimo posto e quella degli esperti che ci ha fatto arrivare primi non sapremmo cosa dire. Speriamo che questo discorso possa essere proseguito sulla stampa»
«Per molti per un lungo periodo non siamo stati un gruppo radiofonico. La nostra affermazione di chiedere ai DJ la laurea è sicuramente forte, ma noi non facciamo musica per tutti. La musica è un fatto di parte, si sceglie da che parte stare, e noi dalla nostra parte speriamo di trovarci qualcun’altro. Non vogliamo un’unica Italia, ma abbiamo il coraggio di dire che c’è un’altra Italia che ascolta una musica che non ci piace».
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