Tom Jones, sessanta e non li dimostra (2)

Trova che l’ambiente della canzone sia cambiato, rispetto a quando lei ha cominciato a frequentarlo negli anni Sessanta?
“E’ cambiato, certo, ma non così tanto. La cosa che mi piace di più, adesso, è che ci sono in giro contemporaneamente tanti generi musicali diversi, ed è possibile ascoltarli ed apprezzarli tutti”.

“Negli anni Settanta e Ottanta non si trovavano buone canzoni, adatte a me; allora ho un po’ lasciato l’attività dei dischi e mi sono concentrato su quella dei concerti dal vivo, specialmente in America”.
Parliamo di calcio: è tifoso di una squadra in particolare?
“Quando torno in Inghilterra, tifo per il Leeds”.
Cosa pensa del rock che esprime o sostiene istanze sociali?
“Personalmente, sono d’accordo con l’attività di Jubilee 2000. Ma, come artista, penso che il ruolo del cantante non sia quello di cercare di influenzare l’opinione pubblica; credo che ognuno di noi dovrebbe fare la propria parte come crede e come può, ma con discrezione, non pubblicamente”.
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