Mina perplessa su Jovanotti

Mina perplessa su Jovanotti
Ha avuto inizio in pompa magna, su "La Stampa", la collaborazione del quotidiano torinese con Mina. La cantante firma un articolo in prima pagina, e l’argomento è quello più "caldo" della settimana. Sotto il titolo "Un dubbio su Jovanotti", Mina scrive: «Uno straccio di tentativo di pensiero, una opinione, un desiderio di schiararsi, al di là di "cuore e amore", glielo vogliamo riconoscere a questa povera gente della sottocultura della canzonetta? O dobbiamo per forza rimanere ghettizzati nel nostro patetico gozzaniano mondo fatto di consecutio traballanti e di rime fin troppo prevedibili? Ci vuole la patente per parlare di altro? (...) Credo che Jovanotti sia in buona fede. Non fa mistero delle sue attuali convinzioni che spaziano dalla stella rossa al tentativo di promuovere "la fusione di arte, scienza e religione, proprio come nel Rinascimento" (sic). E in questa deliziosa militanza neo-umanistica trovano spazio anche i suoi appelli per la cancellazione dei debiti dei paesi del Terzo Mondo. Sono invece perplessa sulla strana scelta dei tempi per realizzare tutta l’operazione. Basta mettere tutti i fatti in sequenza. A novembre scoppia il caso "ecstasy". Si invitano i cantanti a fare da testimonial in una campagna contro la droga. Lorenzo risponde sul "Corriere": "Smettetela di coinvolgere i personaggi dello spettacolo e della cultura per risolvere i vostri problemi di coscienza e di impotenza per ogni questione, e cominciate a far veramente qualcosa di utile". La scorsa settimana i vescovi italiani chiedono agli organizzatori del Festival di intervenire con uno spot per sottolineare l’importanza dell’azzeramento del debito a carico dei Paesi poveri. Il "no" viene da Fazio, che in una recente intervista a "Panorama" si dichiara diessino, afferma di stimare moltissimo Veltroni e tesse alti elogi all’indirizzo di D’Alema. Due giorni dopo il rappone incriminato, Jovanotti e Bono salgono a colloquio con il premier. (...) Non so. Di fronte ai 30 milioni di persone che muoiono di fame ogni anno, il teatrino della piccola politica che fa spot sul dolore del mondo mi pare proprio di un cinismo difficile da sopportare. I Giganti, più di 30 anni fa, cantavano "Mettete dei fiori nei vostri cannoni". Sarebbe stato bello se anche quell’invito fosse stato accolto. Allora e per sempre».
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