Sanremo: lo zucchero di Vasco e i proclami

Sul "Messaggero" un po’ di cattiveria verso Sanremo. Roberto D’Agostino analizza i testi (giochino a dire la verità piuttosto risaputo) e scopre che «siamo sempre lì: un Paese scartocciato a forma di bacioperugina, ripieno di miagolii gorgheggiati, ritornelli ciabattoni, sospiri zuccherini. (...) Sentite cosa ha scritto di suo pugno un tipino turbolento come Vasco Rossi per l’ugola di Irene Grandi: "Segui il tuo cuore arrivando alle stelle/ prova a prendere quelle/ nessuna è più bella di me/e non dirmi ti amo anche tu/ dammi soltanto il tuo cuore/ e niente più". Marzullo, al confronto, sembra Er Canaro». Mario Ajello compila un divertente elenco di affermazioni dei protagonisti di ieri e oggi, tra le quali:

Pippo Baudo (1968): «A Sanremo la gente segue solo le canzoni. noi presentatori potremmo avere la voce fuori campo».
Pippo Baudo (1993): «Il Festival sono io».
Alessia Marcuzzi: «Sono timida».
Alessia Marcuzzi: «Ho una gran parlantina».
Milva (1962): «Non metterò più piede a Sanremo». (Ci tornerà altre dodici volte).
Alice (1981): «Mai più a Sanremo».
Alice (2000): «Al Festival con tutta me stessa».
Ma qui naturalmente l’elenco dei "pentiti" potrebbe essere lunghissimo (Venditti, Mannoia, Fossati...).
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