UK, i discografici pagheranno 2/3 dei costi delle azioni anti file sharing

Saranno i titolari dei copyright, nel Regno Unito, a sobbarcarsi la fetta maggiore dei costi connessi alle azioni antipirateria previste dal nuovo Digital Economy Act. A seguito di un giro di consultazioni, il governo britannico ha stabilito che le spese legate alle procedure di notifica delle infrazioni ai “pirati” digitali (per e-mail e lettera) nonché all’istruzione dei processi di appello vengano  coperte per il 75 % da etichette discografiche ed editori musicali e per il 25 % dagli Internet Service Provider alle cui reti risultano connessi i downloaders illegali; almeno in un primo stadio, i consumatori che intendano appellarsi contro il provvedimento potranno farlo senza sostenere spese legali. “Crediamo ancora che gli ISP dovrebbero sostenere una porzione maggiore dei costi”, ha replicato un portavoce dell’associazione dei discografici BPI, “ma continueremo a lavorare a stretto contatto con il governo e con l’Ofcom (l’autorità delle Comunicazioni britannica) per assicurare che il modello di ripartizione della spesa  risulti praticabile e sostenibile, in particolare per le piccole etichette”; sul provvedimento, d’altronde, l’associazione degli Internet Providers si è espressa in termini ancora più negativi.   

I portavoce del governo hanno specificato che il sistema  inizierà ad essere operativo dalla prima metà del 2011, sotto la supervisione della stessa  Ofcom: per essere inclusi nella lista (anonima) dei trasgressori compilata dagli ISP, gli utenti dovranno aver ricevuto tre ammonimenti nell’arco di un anno. I titolari dei diritti avranno facoltà di accedere al suddetto elenco, ma solo attraverso un’ingiunzione del tribunale potranno arrivare a conoscere l’identità del trasgressore di legge. A differenza di quanto prevede in Francia la legge Hadopi, le norme britanniche non contemplano per ora la possibilità di una sospensione temporanea dell’account Internet ai pirati.

Il ministro britannico delle Comunicazioni Ed Vaizey ha stimato in circa 200 milioni di sterline all’anno la probabile ricaduta positiva delle nuove norme per le industrie creative britanniche.

     

 

 

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