Musica digitale: Billboard svela la bozza del nuovo servizio di Google

Sulla base di documenti riservati e di testimonianze raccolte di prima mano, il giornalista di Billboard Ed Christman ha ricostruito i punti cardine di quel che dovrebbe diventare il nuovo servizio di musica digitale di Google: stando alle sue fonti, la piattaforma si articolerebbe in un negozio di download “alla carta” e in un “digital locker” accessibile  da qualunque apparecchio connesso a Internet in cambio di un abbonamento annuo. Per questa seconda opzione, la Web company di Mountain View sarebbe intenzionata a fissare un canone di circa 25 dollari l’anno, da spartire in parti uguali con i titolari dei master (agli editori dei brani spetterebbe una royalty del 10,5 %, non si sa bene su quale “imponibile” calcolata). Il digital store avrebbe invece una configurazione tradizionale, consentendo (a prezzi da definire) l’acquisto tanto di album che di singoli brani. Le canzoni acquistate, tuttavia, verrebbero trasferite automaticamente anche sull’account della “cassaforte digitale”: quest’ultima renderebbe accessibile “sulla nuvola” tutti i file musicali che il programma rintraccia sul disco fisso dell’utente riconoscendoli come regolarmente licenziati; anche se acquistati da “negozi” concorrenti, copiati da un Cd o persino  scaricati da reti peer-to-peer (pillola amara da ingoiare per i discografici, questa: ma forse necessaria se non si vogliono bloccare sul nascere le potenzialità del sistema). 

    Sulla base di documenti riservati e di testimonianze raccolte di prima mano, il giornalista di Billboard Ed Christman ha ricostruito i punti cardine di quel che dovrebbe diventare il nuovo servizio di musica digitale di Google: stando alle sue fonti, la piattaforma si articolerebbe in un negozio di download “alla carta” e in un “digital locker” accessibile  da qualunque apparecchio connesso a Internet in cambio di un abbonamento annuo. Per questa seconda opzione, la Web company di Mountain View sarebbe intenzionata a fissare un canone di circa 25 dollari l’anno, da spartire in parti uguali con i titolari dei master (agli editori dei brani spetterebbe una royalty del 10,5 %, non si sa bene su quale “imponibile” calcolata). Il digital store avrebbe invece una configurazione tradizionale, consentendo (a prezzi da definire) l’acquisto tanto di album che di singoli brani. Le canzoni acquistate, tuttavia, verrebbero trasferite automaticamente anche sull’account della “cassaforte digitale”: quest’ultima renderebbe accessibile “sulla nuvola” tutti i file musicali che il programma rintraccia sul disco fisso dell’utente riconoscendoli come regolarmente licenziati; anche se acquistati da “negozi” concorrenti, copiati da un Cd o persino  scaricati da reti peer-to-peer (pillola amara da ingoiare per i discografici, questa: ma forse necessaria se non si vogliono bloccare sul nascere le potenzialità del sistema). 

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