Fiorella Mannoia, il nuovo live: 'Torno all'acustico, basta con le macchine'

Fiorella Mannoia, il nuovo live: 'Torno all'acustico, basta con le macchine'

Al Teatro Filarmonico di Verona, il 24 e 25 maggio scorso, Fiorella Mannoia ha registrato “Il tempo e l’armonia”,  il nuovo album live che esce nei negozi martedì 14 settembre in due versioni (due cd+dvd, con l’intera scaletta del concerto, oppure  cd+dvd, con una selezione ridotta di brani nella parte audio). E sempre a Verona, stasera (12 settembre) all’Arena, lo propone dal vivo assieme a un variegato bouquet di “special guests”: la Noemi  già coprotagonista del fortunato duetto ‘L’amore si odia’, e poi Cesare Cremonini e i Negrita, autori rispettivamente di “Le tue parole fanno male” e di “Ho imparato a sognare”, anch’esse incluse nella tracklist dell’album e dello spettacolo. Pura coincidenza? “Sì, assolutamente. Anche se piacevole e curiosa”. Niente affatto casuale, invece, la scelta degli ospiti: “Noemi”, spiega Fiorella, “mi piace perché mi somiglia. E’ distratta, si dimentica le cose, non pensa alla carriera.  E’ leggera, istintiva e passionale. E prende questo mestiere sul serio ma non troppo, un po’ come ho sempre fatto io”. Cremonini? “L’ho visto  un paio di anni fa in concerto a Roma e sono rimasta incantata dalla sua presenza scenica. Lì ho capito che è un artista, un uomo che sa davvero stare sul palco: moderno, anomalo per il nostro panorama, quasi più inglese che italiano. Ha molto talento e sono sicura che darà ancora più di quanto ha dato finora”. E i Negrita? “Beh, loro sono un classico gruppo rock. Affiatati, fuori dagli schemi e dall’industria. Hanno un grande seguito di pubblico, se ne sono sempre fregati delle radio e della promozione. Sono nati dal basso e quel che sono lo hanno conquistato sul palco, giorno per giorno. Sono tutti qui per affetto, per testimoniare con la loro presenza che hanno gradito le mie interpretazioni”. Nella Mannoia, del resto, hanno trovato un’artista da sempre aperta alla collaborazione… “Certo. Le collaborazioni sono l’ossigeno di chi fa questo mestiere. Abbiamo bisogno continuamente di nuovi stimoli. Di parlare con i colleghi. Di sentire la musica degli altri, non solo quella italiana; io per esempio ascolto tanti artisti considerati fuori mercato, gente come Fiona Apple o KT Tunstall che non ha proprio le sonorità di Lady GaGa… O Elza Soares, una cantante brasiliana che a più di settant’anni conserva una forza e un’energia straordinaria. L’isolamento e la ripetizione equivalgono alla morte artistica. E’ triste vedere quei cantanti stanchi, che sul palco cantano per forza d’inerzia”.

Mannoia non sembra correre il rischio: “Un disco dal vivo, a dire la verità, non era stato preventivato. E’ stato il successo, anche inaspettato, dell’ultimo tour a indurci a pensare che forse era il caso di fissare questo momento. Avevo voluto fortemente una tournée acustica per sgombrare il campo da quella  massa di suoni che solitamente ci accompagna, tutte quelle tastiere, campionamenti, loop e suoni preregistrati. Mi stavano stretti, non sopportavo più l’idea di essere schiava delle macchine. Di non poter allungare o accorciare una coda strumentale a seconda dell’ispirazione del momento. Volevo un po’ tornare all’origine della musica, agevolare l’improvvisazione e privilegiare i suoni naturali. Niente tastiere elettroniche, dunque, ma solo un pianoforte e un organo Hammond, giusto qualche chitarra e un basso elettrico ogni tanto. Su questa strada ci siamo incamminati anche con il nuovo singolo ‘Se veramente Dio esisti’ (che apre la scaletta del disco nella versione di studio): anche lì ci sono archi veri e suoni acustici”. Il singolo è uscito a fine agosto, un paio di giorni dopo il concerto con cui Fiorella, a un anno dal terribile terremoto, ha celebrato a L’Aquila la Festa della Perdonanza. Sarebbe stato adattissimo all’occasione, con quel senso di smarrimento che trasmette … “Lo presenteremo dal vivo stasera, per la prima volta. E’ una preghiera che mi ha commosso dal primo momento che l’ho sentita. Esprime con esattezza lo stato d’animo in cui ci troviamo, oggi che abbiamo perso la direzione e ogni certezza anche ideologica. In queste situazioni, di solito, si alzano gli occhi al cielo e ci si rivolge a Dio. Gli Avion Travel, che ho sempre amato, avrebbero voluto portarla a Sanremo, e mi avevano chiesto di accompagnarli come ospite nella serata dedicata ai duetti. Poi, con massimo stupore mio e loro, abbiamo appreso che la canzone non era stata accettata… E loro, con un gesto di grande generosità che ho interpretato come un attestato di stima, me l’hanno regalata”. 

Ricordi particolari, del concerto all’Aquila? “Tanti, vivissimi ed emozionanti. Tra l’altro, sempre in occasione della Festa della Perdonanza, ero stata l’ultima artista pop a tenere un concerto prima della catastrofe. Allora in Piazza Duomo, stavolta nella Basilica di Collemaggio, dove per la prima volta trentamila persone si sono ridate appuntamento in occasione di un concerto pubblico. Sono stata felicissima, dopo, di avere avuto questa idea. Di avere dato a questa gente un’opportunità di ritrovarsi insieme e di sognare ancora un po’. Di darle un po’ di speranza. Perché oggi L’Aquila è disperata”.

Lì, come nel resto del tour, l’interprete romana non se l’è sentita di togliere dalla scaletta i pezzi immancabili, “Come si cambia” e “Quello che le donne non dicono”. Un piacere personale o un regalo al pubblico? “Tutte e due le cose. So che la gente se l’aspetta, e a me non costa niente…sono solo quattro minuti di canzone. Da spettatrice, rimango delusa quando un cantante dal vivo non interpreta le canzoni che vorrei ascoltare. Finisce che me ne vado via scontenta. E allora perché togliere al pubblico questa soddisfazione, perché fargli questa cattiveria? Non ti nascondo che quando arriva il momento di cantare ‘Quello che le donne non dicono” sul palco un po’ di stanchezza mi assale…Ma poi osservo l’entusiasmo con cui  viene accolta tutte le sere a distanza di vent’anni, la vedo cantare da  ragazzine di sedici o diciotto anni che allora non erano neanche nate e mi pento ogni volta di avere anche solo pensato di toglierla dalla scaletta. Mi rendo conto, allora, che certe canzoni hanno girato la boa e sono andate oltre. Detto questo, oggi sicuramente mi diverto di più a cantare ‘Ho imparato a sognare’ o ‘Estate’ dei Negramaro…Perché è importante mettersi alla prova, aprire le orecchie a linguaggi nuovi, ad artisti di generazioni diverse e che a prima vista sembrano distanti dal tuo mondo”.  E’ questa la direzione che prenderà anche il prossimo disco di studio? “Sto raccogliendo il materiale, anche se mi frulla in testa l’idea di realizzare, prima o poi,  un ‘Onda tropicale 2’, magari estendo il concetto anche al di là del  Brasile. Comunque prima tocca al disco di inediti in italiano, e voglio proseguire sulla strada acustica inaugurata dal tour. Sono alla ricerca di belle canzoni, non sto a guardare chi le firma. Purtroppo in giro non ce ne sono tante. Cerco di ascoltare tutto, anche quello che i ragazzi mi consegnano di persona ai concerti. Uscirò nel momento in cui mi sentirò pronta. Quando? Spero per l’autunno/inverno 2011”. 

 

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