Francesco Guccini presenta le sue ‘Stagioni’

Francesco Guccini presenta le sue ‘Stagioni’
Giunto alla soglia dei 60 anni, «con più tempo alle spalle rispetto a quello che ancora deve passare», Francesco Guccini ha presentato alla stampa "Stagioni", il suo nuovo album: nove brani appena, ma densi e vissuti con l'occhio disincantato di chi sa di aver molto visto, molto capito - e con l'umiltà di chi riconosce di aver molto ancora da imparare. «Sono indignato, arrabbiato quasi, ma non malinconico», ha spiegato il cantautore di Pavana. «Accendi la televisione e vedi cose inutili, ti chiedi a che cosa servano certi programmi. Che è poi la stessa domanda che si faceva mio padre trent'anni fa, quando rifletteva sui motivi che spingevano attori anche bravi e famosi ad accettare di interpretare i Caroselli pubblicitari».
Guccini si affaccia dunque sul mondo contemporaneo con approccio critico, ma non velenoso: e ripensa "Culodritto", struggente canzone augurale dedicata anni fa alla figlia bambina, trasformandola in "E un giorno": «Un aggiornamento. Culodritto è cresciuta, ha 21 anni e occhi diversi». Ma ci sono anche "Don Chisciotte", in duetto con l’inseparabile chitarrista Juan Carlos Flaco Biondini («Flaco fa Sancho Panza: ha un accento abbastanza spagnoleggiante, anche se, magro com’è, non possiede la corporatura adatta a interpretarlo») e "Ho ancora la forza”, scritta a quattro mani con Luciano Ligabue («Un ottimo artista, anche se è di Correggio»).
E poi, le canzoni della memoria: "Primavera '59" (un tango la cui musica fu composta da Flaco nel 1974, «ambientato in piazza San Marco: ma quella di Firenze, non quella di Venezia») e "Inverno '60", ricordo nostalgico delle delle balere di 40 anni fa: «Allora era tremendo cercare di conquistare una ragazza. Andavi lì e chiedevi: "Balla, signorina"? Lei ti guardava per quanto eri lungo - e io ero troppo lungo, 1 e 94 - e ti rispondeva seccamente: "No". Un inferno dantesco, con le madri accanto alle figlie a studiare i pretendenti».
A chi gli chiede come mai non abbia scritto niente sull'estate, Guccini risponde serafico: «L'estate è bellissima. In estate si sta bene. Nessuno scrive niente quando sta bene».
Ancora, un curioso esempio di brano scritto nell'arco di oltre trent'anni: è "Stagioni", che intitola l'album ed è dedicata a Ernesto Che Guevara. «Avevo già provato a comporre una cosa simile nel 1967. Non ci ero riuscito, ci riprovo ora». E infine, il pezzo che chiude l'album e che ne è anche il manifesto: "Addio". «Qui sparo a zero contro un mondo che non mi è mai piaciuto, quello dello spettacolo. Ne faccio parte ma ho sempre cercato di non scendere a compromessi. Non parlo dei compromessi quotidiani: quelli li accettiamo tutti, indipendentemente dal nostro mestiere. Dico solo che io ho cercato di restare simile a quello che ero. E che se facessi il maestro elementare o il giornalista, professioni per le quali sono qualificato o che ho sperimentato, non sarei tanto diverso da così". Nel brano, Guccini cita Francois Villon (nella frase di apertura) e Baudelaire (nella frase di chiusura), e saluta con amarezza - non con astio - un mondo che sente lontano dal suo: «Io dico addio/ A chi si nasconde con protervia dietro a un dito/ A chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia/ O sceglie a caso per i tiramenti del momento/ Curando però sempre di riempirsi la pancia».
Francesco Guccini presenterà in tour il suo nuovo album: ecco le date.
21 febbraio, Perugia (PalaEvangelisti)
25 febbraio, Parma (Palasport)
28 febbraio, Udine (Palasport Carnera)
6 marzo: Reggio Calabria (PalaPentimele)
16 marzo, Bari (PalaFlorio)
23 marzo, Torino (PalaStampa)
31 marzo, Roma (PalaEur)
3 aprile, Bologna (PalaDozza)
8 Aprile, Milano (FilaForum di Assago)
14 aprile, Firenze (Palasport)
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