Usa, Universal spende 840 mila dollari in tre mesi per attività di lobbying

Fare lobbying per tutelare i propri diritti e proteggere i propri interessi è un’attività sempre più costosa per le case discografiche. Il sito americano HITS Dailydouble informa, ad esempio, che la major Universal Music ha speso 840 mila dollari (circa 658 mila euro) nel secondo trimestre di quest’anno per cercare di convincere il governo federale degli Stati Uniti a introdurre nuove norme in materia di diritti di pubblica esecuzione: fino ad oggi, come noto, le radio statunitensi che trasmettono via etere non sono tenute, a differenza di quelle italiane e di molti altri Paesi,  a pagare alcuna royalty o “performance right” alle case discografiche e agli artisti interpreti delle canzoni mandate in onda; l’obbligo riguarda infatti le sole emittenti che trasmettono su Internet. In vista dello stesso obiettivo, la federazione dei discografici statunitensi RIAA avrebbe investito nel periodo la bellezza di 1 miliardo e 318 milioni di dollari.

Lo scorso anno  Universal aveva speso complessivamente per attività di lobbying 700 mila dollari, saliti a oltre 810 mila nei primi tre mesi del 2010, stanziati principalmente per convincere  le autorità governative a destinare un budget maggiore alla lotta alla pirateria musicale.

 

 

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