Don Henley: 'Pirateria e violazioni del copyright mai abbastanza combattute'

Sono posizioni sorprendentemente ultraconservatrici quelle che Don Henley, polistrumentista, autore e già mente degli Eagles, ha espresso circa la lotta alla pirateria e alla violazioni delle leggi sul diritto d'autore: l'artista, che già ha ottenuto le scuse (ed un risarcimento di entità mai rivelata) dal candidato al Senato repubblicano della California Chuck DeVore per l'utilizzo improrio, in campagna elettorale, delle sue "The boys of summer" e "All she wants to do is dance", ha detto di non essere pronto a cedere un millimetro alla lotta in difesa della proprietà intellettuale. "La vittoria che ho ottenuto contro DeVore, seppur dimezzata perché la corte non ha riconosciuto alcune mie istanze che credevo sacrosante, è destinata a fare storia nella difesa degli autori di opere: mai prima d'ora un tale disprezzo della proprietà intellettuale è stato così nettamente sanzionato", ha dichiarato l'artista alla versione americana online di Rolling Stone: "E' una cosa molto importante, per chi - come me - non ha mai utilizzato l'utilizzo di proprie opere a fini promozionali, sia che si tratti di commercio che di politica. Negli ultimi dieci anni, mi sembra che le amministrazioni succedutesi alla Casa Bianca siano state troppo blande nella lotta alla pirateria. C'è poi un problema stutturale: l'ufficio del copyright è parte della Libreria del Congresso, che per statuto garantisce libero accesso alle opere al pubblico. L'ufficio brevetti, invece, fa capo al Dipartimento dell'Economia: la musica, i film e le opere d'arte in generale sono tra i prodotti più redditizzi, anche a livello internazionale, del nostro Paese, e come tali andrebbero tutelati. Credo che solo spostare la gestione dell'ufficio del copyright dalla Libreria del Congresso - che non prevede scopi di lucro - all'Ufficio Brevetti - che invece li prevede - posso equivalere ad una stretta legislativa in materia. Per combattere efficacemente la pirateria, poi, il Congresso dovrebbe emendare definitivamente il Digital Millennium Copyright Act, eliminando del tutto o limitando fortemente le garanzie per gli Internet Service Provider, e permettendo di perseguire anche le piattaforme di social network per violazione del copyright. I distributori e i negozianti rischiano pene molto severe nel caso dovessero essere scoperti a tratta materiale audio, video o software non autorizzato, e quindi non vedo perché le stesse regole non debbano valere anche per le aziende che operano sul Web. Senza provvedimenti del genere, gli autori continueranno a venire sottoposti ad ogni genere di vessazioni, così come tutta l'industria musicale e cinematografica, letteralmente maltrattata - al giorno d'oggi - dagli online retailer. Occorre perseguire duramente i fan e gli appassionati che facciano uso di piattaforme illegali. La via d'uscita non è certo rappresentata dai DRM o da altri provvedimenti che le società operanti sulla Rete hanno adottato fino ad oggi: di fatto, è inutile far finta che le royalties digitali abbiano miseramente fallito. Purtroppo, però, smettere di adottare questi provvedimenti non farebbe altro che incentivare esponenzialmente il fenomeno di furto di proprietà intellettuale".

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