Jovanotti, rimpatriata con Cecchetto in tv

Jovanotti, rimpatriata con Cecchetto in tv
Su "La Repubblica",due articoli su Jovanotti, protagonista della puntata di "Teatro 18" in onda domani sera su Italia 1 (20.30). Pietro D’Ottavio, che evidentemente ha assistito alla registrazione, racconta per filo e per segno cosa succederà nella trasmissione, rovinando un pochino la sorpresa finale con Claudio Cecchetto, il quale arriva mentre Jovanotti ne sta (scherzosamente, pare) parlando male, e lo costringe a cantare "Gioca jouer". C’è anche una breve intervista: «Jovanotti, lo sa che qualcuno storce il naso di fronte a tanti testi che parlano di pace, religione e massimi sistemi? La accusano, insomma, di fare la parte del profeta.
"E' un rischio che sono disposto a correre: chi non fa e non dice nulla non sbaglia mai. Io preferisco fare, e magari sbagliare".
Anche a costo, in qualche testo, di sfiorare la retorica? "La retorica è un altro rischio inevitabile. Ma bisogna sfidarla, perché per comunicare a tutti bisogna esprimersi con parole e concetti semplici. Ma questo non vuol dire che bisogna essere superficiali. Mi spiego: le canzoni che preferisco hanno una faccia con pochi colori e uno stile "naif". Poi, dopo alcuni ascolti, si scopre che c'è anche uno spessore, che offre altri elementi di lettura".
Jovanotti, se fosse pittore?
"Userei l'arancione, il giallo, il blu... i colori vivaci insomma".
Le piace il Ligabue dei pennelli?
"Amo il naif, compreso Ligabue, l'arte sudamericana e quella dei ‘manicomi’. Questo non vuol dire che il mio stato d'animo sia sempre così. Il fatto è che quando sono felice mi arriva l'ispirazione delle canzoni che poi incido. Ma non vuol dire che nella vita privata non mi capitino momenti di solitudine".
Durante il programma lei gioca a tornare disc-jockey, mettendo sul piatto i suoi dischi preferiti. Scelga i suoi capisaldi assoluti.
"Celentano: è la più bella voce italiana, un genio. Marley: per l'intelligenza e la capacità di far conoscere al mondo la musica di un'isola. Public Enemy: con loro si cresce, ci si emancipa. James Brown: gran parte della musica nera degli ultimi 40 anni ha la sua impronta"».
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