Poche hits, transizione lenta al digitale: il fatturato Warner cala del 15 %

Un programma di emissioni “leggero” (cioè povero di hits potenziali)  è alla base del calo consistente di fatturato (652 milioni di dollari, - 15 %) registrato dal gruppo Warner Music nel trimestre aprile-giugno 2010.  La multinazionale statunitense se l’è cavata meglio in Europa, dove l’impianto più solido del retail e dei canali di distribuzione tradizionali ha assicurato una relativa tenuta delle vendite di cd.  

A incidere negativamente sulla performance della Warner, che ha visto salire a 55 milioni di dollari il suo deficit netto di bilancio e calare dell’1 % circa il valore del titolo azionario a Wall Street, è stata anche, come sempre, la lenta transizione del mercato dal fisico al digitale: quest’ultimo è cresciuto soltanto del 2,3 % (a 179 milioni di dollari) rispetto al trimestre precedente, ma comunque assorbe già il 32,6 %  dei ricavi Warner generati dalle vendite di musica registrata (quasi il 42 % negli Stati Uniti).

Parlando con gli analisti, il presidente e ad Edgar Bronfman Jr. ha detto di aspettarsi una ripresa decisa nell’ultimo, cruciale trimestre dell’anno, grazie ai nuovi dischi di artisti come Linkin Park, Phil Collins, Eric Clapton e Zac Brown Band, il nuovo fenomeno country/jam precedentemente sotto contratto con l’etichetta di Live Nation. Nel frattempo, ha spiegato, Warner  “ha continuato a mettere sotto contratto e a sviluppare alcuni dei più promettenti talenti del settore con accordi allargati alla gestione di molteplici diritti, investendo ulteriormente nel business dei servizi agli artisti: il tutto coerentemente alla nostra strategia finalizzata alla costruzione di una società musicale diversificata e ben posizionata per conseguire successi nel lungo termine”.

 

 

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