Scoop: ‘Melody Maker’ recensisce in anteprima il nuovo album degli Oasis

Scoop: ‘Melody Maker’ recensisce in anteprima il nuovo album degli Oasis
Colpo grosso del Melody Maker. In un servizio non firmato, accreditato genericamente ad un "insider", il settimanale (vedi anche nell’edicola di Rockol) pubblica il commento, brano per brano, al nuovo album degli Oasis in uscita alla fine del prossimo febbraio. Abbiamo estrapolato le frasi che ci sono sembrate più significative.
"Fuckin' in the bushes": "Un inizio coraggioso e sicuramente non come lo si attendeva".
"Go let it out": "Dopo un inizio alla Beta Band, gli Oasis che conosciamo finalmente esplodono; batteria e basso volano come una sberla in faccia. Un pezzo davvero da cantare in coro, diventerà sicuramente un classico. La voce di Liam è ricca e calda".
"Who feels love?": "Quando, durante l'estate, a Noel chiesero di descrivere l'album, disse che suonava 'un po' psichedelico' e questo è il segno più palese di questo tipoo d'influenza. Un'introduzione con sitar manifesta apertamente la loro ossessione per i Beatles all'ennesimo grado. Sebbene con un sound molto Oasis, è uno dei momenti più delicati dell'album".
"Put your money where your mouth is": "Il suono delle tastiere ricorda parecchio il modo in cui erano usate dagli Who. C'è anche un backing vocal enorme che in realtà è composto da un coro di angelici scolari. .
"Little James": "Sembra molto 'Hey Jude' dei Beatles, ed inizia con un piano parecchio nello stile di John Lennon. La maggior parte delle critiche a 'Be here now' vertevano sul fatto che parecchie canzoni duravano giorni interi. Per “Standing…” questo problema non c'è, anche se la critica a 'Little James' potrebbe essere che non è abbastanza lunga".
"Gas panic!": "Sicuramente non deluderà i vecchi fans".
"Where did it all go wrong?": "Il primo di due pezzi con Noel che canta. Probabilmente il brano meno oasisiano del disco. C'è di meglio…".
"Sunday morning call": "Fantastica. Molto ballatosa, ha uno dei cori più orecchiabili di tutto il disco. Inizia molto minimalista e poi cresce e cresce in un inno torreggiante".
"I can see a liar": "Gli Oasis ti mollano un calcio nei denti con un riff mostruosamente heavy. Devono chiaramente aver ascoltato un sacco di AC/DC, perché è davvero heavy in quel senso".
"Roll it over": "Che modo per terminare! Gli Oasis escono con stile con una power ballad da 'braccia in alto'. Fanno ancora l'occhiolino a musica del passato, e stavolta sono i Pink Floyd. Quando il pezzo finisce, la prima cosa che farete sarà quella di premere di nuovo il tasto ‘play’ di nuovo. ‘Standing…’ è un lavoro molto più completo rispetto a “Be here now”, più pieno del tipo d'entusiasmo ed energia che avevamo paura avessero perduto. Il fatto che i fratelli abbiano accantonato il bere e le droghe ha sicuramente avuto importanza. Questo è un disco fatto a mente chiara, un disco che vede un ritorno alla concentrazione sulla musica".
Dall'archivio di Rockol - Oasis: "la band più grande di Dio"
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