Il 2000 di Disney: ‘Fantasia’ positiva

Il 2000 di Disney: ‘Fantasia’ positiva
In una rigida serata londinese, a pochi giorni da Natale, la Royal Albert Hall, versatile tempio musicale della capitale britannica, ha ospitato una prima mondiale d'eccezione: "Fantasia 2000", ovvero il seguito del celebre cartone animato che sessant'anni fa, tra polemiche e scetticismi, cercò di allargare gli orizzonti del cinema d'animazione.
Il film, dopo il world premiere tour da New York a Tokyo (casa base della Sony) passando per Londra e Parigi, uscirà il primo gennaio 2000 in una decina di sale in tutto il mondo (esclusivamente nei cinema IMAX). Per quel che riguarda l'Italia (dove è già uscita nei negozi la colonna sonora), non si sa ancora di preciso quando la pellicola sarà in programmazione, anche se si parla del periodo tra aprile e settembre prossimi.
L'eccezionalità della serata londinese non si è limitata al fatto di poter assistere in anteprima a questo evento cinematografico: le immagini sullo schermo sono state infatti accompagnate dal vivo dalla Philarmonia Orchestra, diretta dal maestro Levine (che sul podio aveva un poco classico computer portatile per rendere possibile una perfetta sincronizzazione audio-video). Come ha spiegato Roy Disney, nipote del grande Walt che gli somiglia in modo inquietante, la collaborazione di Levine è stata fondamentale per proseguire il progetto avviato dal nonno nel 1940: mettere l'invenzione dell'animazione al servizio della musica classica.
Nei palchi gremiti della Royal Albert Hall (esaurita nonostante i biglietti non fossero proprio a prezzi popolari), bambini, genitori e VIP britannici di varia estrazione (questi ultimi coccolati prima dell'inizio con un ricevimento esclusivo al Royal College of Music) si sono goduti i sette episodi di “Fantasia 2000”. Che si apre con un'impegnativa "Quinta Sinfonia" di Beethoven, tradotta visivamente in un'animazione di forme geometriche, com'era stato per la "Toccata e Fuga in re minore" di Bach nella precedente versione. E come allora, i dubbi rimangono: perché l'invenzione visiva non convince e finisce schiacciata dalla potenza di una musica troppo profonda e complessa per questo genere di operazioni.
Carico di suggestioni new age e molto tecnologico nei disegni - così simili alla realtà da risultare quasi freddi nella loro perfezione - l'episodio che accompagna "I pini di Roma" di Ottorino Respighi, con un branco di balene volanti in una notte polare. Si ritorna a un cartone animato più divertente e fantasioso con "Rapsodia in blu" di Gershwin, dove protagonista è una New York popolata da gente triste e frustrata che riesce alla fine a trovare il modo di realizzare i propri piccoli sogni.
Classicissima, come disegno e sceneggiatura, la storia del soldatino di piombo che si accompagna al "Concerto per pianoforte n.2" di Shostakovich, mentre ricorda per simpatia gli ippopotami della "Danza delle ore" il fenicottero burlone dell'episodio del "Carnevale degli animali" di Saint-Saëns.
E' un omaggio al passato l'"Apprendista stregone" di Dukas, ripescato dalla pellicola del 1940. Protagonista un Topolino pasticcione che in "Fantasia 2000" non è più l'unico personaggio Disney ad avere l'onore di essere citato: Paperino ha finalmente la sua consacrazione e recita con Paperina nelle vesti di assistente di Noè in una storia animata del viaggio dell'arca (un po' alla Titanic ma con lieto fine) sulle note delle marce di Sir Edward Elgar.
Il finale è tutto per "L'uccello di fuoco" di Stravinsky, raccontato, con un'animazione di grande effetto, attraverso la storia di una fata dei boschi che risorge dalla cenere della lava di un vulcano per ridare vita alla natura.
Niente inquietudini, dunque, nelle storie che traducono visivamente i brani classici - noti e meno noti - riuniti in questa pellicola a episodi. La cupezza di certe ambientazioni del primo "Fantasia" lascia il posto a un'esplosione di colori all'insegna dei buoni sentimenti e del più classico lieto fine disneyano.
A conclusione della serata, per la gioia dei più piccini, Topolino in persona saluta il pubblico, mano nella mano con Roy Disney e il maestro Levin (che a sua volta sembra un po' un cartone animato, con una prominente pancetta e una testa di riccioli grigi scomposti).
Uscendo nelle vie illuminate della città, rimane l'impressione di aver assistito a un evento senza dubbio inusuale, ben congegnato e d'effetto, a mezza strada tra un concerto e un film ad alta tecnologia dai propositi ambiziosi, forse troppo.
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