Los Lobos: 'Suoniamo ancora La Bamba: ce lo ha suggerito Dylan'

Los Lobos: 'Suoniamo ancora La Bamba: ce lo ha suggerito Dylan'

Mancavano in Italia da cinque anni, da quattro (anche se la lunga attesa sta per finire) non pubblicano un nuovo album di inediti. Eppure i Los Lobos, piuttosto dimenticati dalle nostre parti, non sono affatto dei “desaparecidos” e neanche “just another band from East L.A.”,  come amano definirsi loro stessi facendo il verso a Frank Zappa. Il breve tour italiano di questi giorni (dopo Roma, Milano e Udine stasera tocca a Cologne, piccolo centro in provincia di Brescia) li conferma maestri del suono di frontiera, tra tex mex e rock’n’roll, cumbia e rhythm&blues, fisarmonica e chitarra elettrica. “Perché non abbiamo pubblicato un disco nuovo per così tanto tempo? Perché dobbiamo lavorare, e oggi il nostro lavoro consiste soprattutto nel continuare a suonare in giro per il mondo”, ci ha spiegato il chitarrista Cesar Rosas poco prima del concerto di domenica sera al LatinoAmericando di Assago. Unica consolazione per i fan è stato, l’anno scorso, quel curioso e divertente album di canzoni estratte dalle colonne sonore dei più celebri film Disney: “Dovevamo ancora un album alla Hollywood Records, che è legata al gruppo Disney, dunque quel disco è nato da un obbligo contrattuale. Non hanno mai fatto molto per noi, a dire il vero, e abbiamo pensato che se gli avessimo consegnato del materiale inedito lo avrebbero fatto morire istantaneamente. Così è saltata fuori quest’altra idea: una raccolta di cover che allo stesso tempo funzionasse come disco per  bambini. Ci siamo divertiti molto, a registrarlo: lì dentro ci sono anche le canzoni con cui noi stessi siamo cresciuti, quelle incluse in film come Robin Hood o Il libro della giungla…Avevamo già inciso ‘I wanna be just like you (The monkey song)’ negli anni ’80 per il tributo di Hal Willner, è vero, ma abbiamo pensato di riprenderla perché era un pezzo finito nell’oscurità e di cui pochi si ricordavano”.

Così facendo, però, il progetto di un disco nuovo è slitatto ulteriormente nel tempo…“L’idea era di cominciare a registrare i pezzi nuovi  l’estate scorsa. Poi, a causa di tutti i nostri altri impegni, c’è voluto molto più tempo del previsto. E’ dura decidere di fermarsi per andare in uno studio di registrazione. Ma ora finalmente ci siamo”. Un nuovo cd,  “Tin can trust” è atteso infatti nei negozi per il 3 agosto. Ma che significa, quel titolo? “Hai presente quando da bambino dovevi fare un regalo e mettivi da parte i soldini in una scatola del caffè? E’ un ricordo di quando eravamo giovani e non avevamo un soldo in tasca”, spiega il bassista Conrad Lozano. “E significa che siamo poveri anche oggi”, sogghigna Rosas. Non chiedetegli però di essere troppo specifico sui contenuti del disco: “Beh, è un nuovo disco dei Los Lobos. Ci sono delle belle canzoni e siamo contenti di come è venuto”, taglia corto il chitarrista impenetrabile dietro gli immancabili occhiali scuri. “A noi piace e speriamo che piaccia anche al pubblico, che altro posso dire?”. Viene in soccorso Lozano: “E’ una variazione sul tema del nostro stile, ci sono brani elettrici e pezzi acustici in cui io suono il contrabbasso”. Le prime notizie che arrivano dalla rete parlano anche di una cover dei Grateful Dead (“West L.A. fadeaway”), di una collaborazione con il loro paroliere storico Robert Hunter, di un altro tuffo nell’amata cumbia colombiana. “Nei ’50 e soprattutto nei ’60”, si anima Rosas, “alcuni artisti che suonavano la loro versione di quella musica, come Mike Laure, divennero molto popolari in Messico sfornando parecchi successi. Si tratta di un ritmo molto allegro e ballabile, presto entrò nel repertorio anche di molte rock band di  East L.A. Anche nella nostra città la cumbia è diventata una sorta di tradizione”. “Come tutti i nostri coetanei, anche noi da ragazzini amavamo il rock’n’roll e non volevamo saperne della musica tradizionale”, aggiunge Lozano. “Ma poi, nei primi ’70, durante gli anni del liceo, crebbe quel movimento di coscienza chicana, o messico-americana, che ci spinse a riscoprire la nostra cultura di provenienza attraverso la musica”.

La consapevolezza delle proprie origini porta oggi i Los Lobos a solidarizzare con i Rage Against The Machine e gli altri artisti che hanno preso posizione contro le nuove leggi sull’immigrazione introdotte in Arizona. “Appoggiamo quella battaglia al 150 %., e ci fa molto arrabbiare  quanto sta succedendo in quello Stato”, commentano Cesar e Conrad  all’unisono. “Proprio di recente abbiamo cancellato uno show in Arizona, anche se ci è costato molto: il concerto doveva svolgersi nel territorio della nazione indiana e non volevamo davvero che i nativi americani pensassero che non volevamo suonare per loro. Ma siamo stati costretti a farlo per la causa, continueremo il boicottaggio e come artisti faremo tutto il possibile per sradicare questi preconcetti. Ci deve essere un altro modo per risolvere il problema”.

Opinione condivisa anche dagli altri “Lupi”: che restano  una piccola grande famiglia unita, il cui nucleo storico si frequenta dai tempi del liceo. “Sì”, ricorda Lozano, “David (Hidalgo, l’altro chitarrista e cantante) e Cesar si conoscono dai tempi della junior high school.  C’è sempre stato qualcosa di speciale, nel modo in cui suoniamo insieme, è sempre stata questa l’idea forte alla base della band. E poi siamo ancora amici. Il nostro rapporto è come un matrimonio, con i suoi alti e bassi”. “In tutti questi anni, crediamo, la nostra musica ha conservato freschezza”, interviene Rosas. “Non siamo famosi come altri gruppi ma tante leggende del rock’n’roll ci conoscono e rispettano per quello che siamo. E questo per noi significa molto, ne siamo molto orgogliosi”. Tra i fans annoverano Robert Plant, che ha voluto Hidalgo e l’altro chitarrista (nonché batterista) Louie Perez in studio con sé (e sul set di un videoclip) per una versione di un vecchio brano del repertorio, “Angel dance”, destinata al suo prossimo  album. “David e Louie lo hanno invitato a un nostro concerto a Chicago e lui è salito sul palco con noi. Ci conoscevamo già”, precisa Lozano, “ci eravamo incontrati cinque o sei anni fa alla Rock and Roll Hall of Fame per un tributo a Leadbelly”.  Chissà che l’ex Zeppelin gli abbia dispensato qualche consiglio utile come ha fatto Bob Dylan, loro compagno di tour qualche anno addietro. “Un giorno”, ricorda Rosas, “discutevamo della opportunità o meno di continuare a suonare ‘La bamba’, una canzone con cui negli anni abbiamo sviluppato un rapporto di amore e odio. E lui ci ha detto: ehi, dovete suonarli, i vostri hit. Ok man, gli ho risposto. Se lo dice Dylan…”

 

 

 

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