'22 minuti', assolto Claudio Trotta: 'Ma questo è solo l'inizio'

'22 minuti', assolto Claudio Trotta: 'Ma questo è solo l'inizio'

Il fatto di essere assolto perché "il fatto non costituisce reato" non soddisfa Claudio Trotta, che oggi ha accolto la sentenza del processo che lo vedeva imputato per i 22 minuti di bis "fuori ordinanza" concessi da Bruce Springsteen allo stadio Meazza di San Siro, a Milano, il 25 giugno del 2008, con soddisfazione ma anche con la consapevolezza di essere lontani dal vivere una situazione pacificata tra promoter, artisti, cittadinanza e istituzioni. "Questa assoluzione è solo l'inizio", ha commentato il numero uno di Barley Arts, a caldo, raggiunto telefonicamente da Rockol dopo la chiusura del dibattimento: "Sono contento, sicuramente, dell'esito del processo, anche perché arriva a breve distanza da una sentenza simile nei confronti dell'Arci di Milano che sfruttava gli spazi della Cascina Monlué (storico sito per eventi musicali estivi meneghino in prossimità di viale Forlanini), ma questo è solo l'inizio. Durante le udienze sono state dette cose molto gravi: Springsteen, addirittura, è stato accusato di farsi pagare a minuti per concedere bis. La parte civile, oltre alla mia condanna, aveva chiesto anche un risarcimento pro-capite di 3000 euro con provvisionale. Questa è una gravissima mancanza di rispetto non solo nei miei confronti e nei confronti di Springsteen, ma anche - e soprattutto - nei confronti del pubblico, che ormai - in una città come Milano che ha velleità di polo culturale non solo italiano ma anche europeo e mondiale - viene considerato solo in quanto elettore e consumatore". Una sentenza del genere potrà sancire un riavvicinamento, da parte di Barley Arts e di altri promoter, al capoluogo lombardo, ad oggi sempre più tagliato fuori dai grandi eventi musicali? "Non credo, perché non ci sono le condizioni per farlo. Io, come tutti i miei colleghi, voglio agire nella legalità, ma come imprenditori vogliamo offrire uno spettacolo al pubblico degno di questo nome. Non consideriamo accettabili gli 80 decibel come limite massimo agli impianti audio imposto per delibera dopo il concerto dei Muse a San Siro, così come non consideriamo accettabile che ancora oggi, in un'area come quella della Cascina Monlué, sia proibito da Palazzo Marino l'utilizzo di strumenti a percussione o a fiato. Attenzione, perché questo è un gravissimo affronto alla musica popolare contemporanea. Questo processo è finito bene, ma un atteggiamento del genere nei confronti di certe realtà sta causando uno spegnimento della vita culturale in città, impedendo soprattutto agli artisti più giovani di trovare spazi dove esprimersi". Eppure l'assessore Giovanni Terzi aveva promesso di riportare Milano al ruolo di capitale della musica dal vivo... "Credo nella buona fede dell'assessore Terzi, ma purtroppo non bastano i proclama. Nel corso di questa vicenda ho avuto modo di capire come sia sfilacciato il fronte che dovrebbe lottare per vedere ripristinata la legalità riguardo agli spettacoli dal vivo: a parte una rarissima eccezione, non ho sentito nemmeno un artista italiano prendere posizione nel corso di questo processo. Anche questo è un aspetto molto triste. E poi continuano ad esserci delle cose che non mi tornano. Perché in occasione della prima del musical "Promessi sposi" (tenutasi anch'essa a San Siro) il termine dello spettacolo è arrivato a mezzanotte e uno, ovvero 37 minuti dopo quanto concordato, e nessuno ha detto niente? Quali sono i danni che io e Springsteen abbiamo provocato ai membri dei comitati di quartiere che mi volevano vedere in galera pretendendo 3000 euro e oltre come risarcimento? Che danni fisici o morali abbiamo provocato? Mi rifiuto di credere che nel 2010 in una città come Milano si possa solo lavorare, votare e spendere dei soldi senza godere un minimo della vita assistendo ad un spettacolo: credo che chiunque la pensi come me debba manifestare pubblicamente e civilmente il proprio dissenso nei confronti di questo atteggiamento intollerante e cinico, che sta togliendo umanità a questa città e ai suoi abitanti. Per dire, un giorno intero senza concerti in Italia, con una manifestazione - rigorosamente muta - di tutti gli artisti nelle piazze italiane potrebbe essere un'idea. In ogni caso, però, c'è ancora moltissimo da fare: una sentenza del genere rappresenta solo un punto di partenza".

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