Regno Unito, i discografici intimano a Google di rimuovere i link 'pirata'

L’associazione dei discografici inglesi British Phonographic Industry (BPI) ha inviato una lettera a Google intimandogli di rimuovere dal suo motore di ricerca i link a 17 canzoni di successo interpretate da artisti come Eminem, Usher, Ke$ha e Christina Aguilera e del cast di Glee. I brani sarebbero stati diffusi in rete da vari siti Web senza l’autorizzazione dei legittimi titolari, violando così i copyright previsti dalla legge e recando un danno economico ad artisti e case discografiche. Farsi indirizzare da Google verso contenuti protetti, sostiene la BPI nella sua lettera, è facile: basta digitare insieme al nome dell’artista o della canzone parole come mp3, download o RapidShare.

Recentemente il colosso di Mountain View aveva preso di petto la questione controcitando in giudizio, in California, una piccola etichetta blues della Florida, Blue Destiny Records, che contro Google, Microsoft e RapidShare era ricorsa in tribunale accusandole di rendere disponibili illecitamente in rete, attraverso il peer-to-peer, brani del proprio catalogo. L’elefante, si commentò allora, aveva deciso di attaccare il topolino proprio per difendersi preventivamente da azioni portate avanti da controparti di ben altro peso specifico, come appunto la BPI che rappresenta 300 etichette tra cui le major  Universal, Sony Music, EMI e Warner Music. Google si trova dunque di fronte a un nuovo dilemma: accettare la richiesta di eliminare i link (anche in vista del lancio della sua nuova piattaforma di musica digitale che non potrà ovviamente fare a meno della collaborazione delle major) o decidere di affrontare un processo.  

Nel Regno Unito, patria della BPI, il nuovo Digital Economy Act richiede agli Internet Service Providers di collaborare con i fornitori di “contenuti” nella lotta alla pirateria: anche se la prima bozza della legge non prevede una loro responsabilità diretta nelle violazioni di copyright, fa notare Eriq Gardner di Billboard, non esiste nell’ordinamento britannico una norma scudo come quella che tutela l’uso privato delle registrazioni musicali da parte dei cittadini, e che ha finora protetto Google da attacchi analoghi da parte dell’industria discografica statunitense.

 

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