Roger Faxon (neopresidente EMI): 'Riportiamo il divertimento nel music business'

Sempre meno casa discografica e società editoriale tradizionale, sempre più “rights management company” focalizzata sulla gestione dei diritti a tutto campo: con la nomina del numero uno del publishing Roger Faxon a presidente e ceo dell’intera EMI Music (come ai tempi di Eric Nicoli, uscito di scena nel 2007), la major inglese lancia un segnale chiaro al mercato, agli azionisti, alla concorrenza, agli analisti, ai potenziali compratori.  “Dobbiamo riportare il divertimento nel music business”, scrive Faxon, primo americano ad assumere l’incarico, in una mail ai dipendenti EMI intercettata da Billboard.biz, sottolineando la sua volontà di “sostenere la causa della comunità artistica, fornendogli tutto l’aiuto di cui ha bisogno per raggiungere il suo pieno potenziale”.   

Un “music man” con sedici anni di anzianità di servizio torna dunque al posto di comando, dopo un top executive dell’industria dolciaria (il succitato Nicoli), uno proveniente dal settore dei prodotti di pulizia per la casa (Elio Leoni Sceti, rimasto in sella appena diciotto mesi) e un altro di formazione televisiva (Charles Allen, in carica per meno di tre mesi e ora riconvertito a un ruolo di consulente per EMI e per Terra Firma).

I trascorsi di Faxon, che manterrà la sua sede di lavoro a New York facendo la spola con Londra e il resto del mondo, non sono in realtà solo musicali: nel 1984 aveva fondato una società di produzione televisiva e cinematografica, The Mount Company, cui si devono pellicole di successo come “Bull Durham” e “Tequila sunrise”; successivamente aveva assunto incarichi dirigenziali in compagnie come Tri-Star, Columbia Pictures e LucasFilm, entrando in EMI nel 1994 come responsabile dello sviluppo strategico a livello mondiale. 

“Dobbiamo ricordare che siamo in questo business perché amiamo la musica e ammiriamo coloro che la creano”, dice ora nel suo messaggio di presentazione allo staff. “La nostra gioia e il nostro entusiasmo per la musica sono il più grande strumento che abbiamo a disposizione per costruire la EMI”.  E le difficoltà finanziarie, i rumours su una ipotetica vendita?  “Siamo compratori di diritti, non una società che vuole disfarsene”, ha spiegato allo stesso Billboard nella sua prima intervista da neo presidente. “La EMI”, ha assicurato, “ha liquidità sufficiente da investire nella musica e nel funzionamento del business, oggi che è tornata ad avere forti introiti e un robusto flusso di cassa operativo”.

 

 

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