Andrea Rosi (Sony): 'Dobbiamo imparare tutti a lavorare in modo diverso'

Le “sliding doors” della discografia lo hanno visto uscire e rientrare un paio di volte, sempre dalla porta principale. Risultato: Andrea Rosi, da un mese e mezzo presidente e amministratore delegato di Sony Music Italy, vanta oggi un curriculum e un’esperienza unica nel settore, aperta a tutto campo sul fronte dell’analogico e del digitale, della musica registrata e di quella live.

Il suo primo amore (mai rinnegato) sono stati il vinile e i Genesis periodo “prog”, è in pista dal 1982 ma intanto, da over 40, è stato forse il primo discografico italiano a intuire le potenzialità della Internet music (“quando comprai il mio primo personal computer, nel ’99, i colleghi mi guardavano come fossi uno zombie”). E’ cresciuto professionalmente (prima alla CGD, poi alla PolyGram) negli anni floridi del business tradizionale, gli ’80 e  i ’90, prima  che alterne vicende lo spingessero a saltare lo steccato accumulando quelle esperienze a 360 gradi (la musica digitale con Vitaminic, il live con l’F&P Group) che oggi gli tornano utilissime per leggere le nuove evoluzioni del mercato. “Non mi sono fatto mancare niente, l’unica cosa che non ho ancora fatto è l’editore musicale…”, scherza, e chissà se si tratta di un proponimento per il futuro. Intanto, da quando è rientrato con tutti gli onori alla Sony, nel suo ufficio di via Amedei ha il suo bel daffare. “Ho trovato un’azienda solida e un ottimo team, ma ho voluto effettuare qualche piccolo cambiamento. E’ normale, succede in tutte le aziende, chiunque vuole circondarsi di persone fidate.  E poi i cambiamenti servono a dare stimoli, portano un’energia nuova che in questi giorni in Sony si percepisce nell’aria. Le mie intenzioni? Non sono mai stato un accentratore, credo nel lavoro di squadra, nella condivisione degli obiettivi, nell’importanza dei flussi di informazione, nella responsabilizzazione dei collaboratori”. Una delle sue prime mosse è stata quella di cancellare virtualmente dall’organigramma (con la sola eccezione  del sales manager) tutti i ruoli dedicati al digitale: perché oggi, spiega, “il digitale permea tutta l’azienda e deve integrarsi con tutte le funzioni, con il marketing delle singole labels. E’ impensabile, oggi, che chi lavora nella musica non abbia familiarità con queste tematiche. Chiunque, si occupi di  marketing o di A&R, di aspetti contrattuali o di commerciale, deve sapere che su Facebook ci sono 20 milioni di persone, come funziona Google e come si imposta una campagna di advertising on-line. Tutti devono rendersi conto che il modo in cui la gente si informa sulla musica è completamente cambiato. Le cose non sono uguali a prima, utilizzare gli stessi strumenti sarebbe sbagliato. Il digitale rappresenta già il 15 % del nostro business, sarà probabilmente il 20 % a fine anno e magari il 30 % l’anno prossimo. Io stesso non sono un geek, non sono un tecnico, ma come me tutti devono acquisire le conoscenze necessaria, se non vogliono trovarsi in futuro in una situazione di difficoltà. Quando mi sono insediato ho preso un’iniziativa a cui in Sony non erano abituati: ho radunato tutti i dipendenti, ho parlato con loro, gli ho detto che questa azienda deve cambiare e che sta già cambiando radicalmente. Chi ci lavora deve aver voglia di imparare a farlo in un modo nuovo. Dal budget precedente ho ereditato un piano di ristrutturazione, vorrei davvero che fosse l’ultimo. Ma se non si fa nulla, se non ci si trasforma, tra un anno ci ritroveremo ad affrontare  un altro taglio dei costi. Ecco perché è necessaria una svolta. I presupposti, fortunatamente, ci sono. Il compact disc non è ancora morto, e anzi mi piacerebbe una iniziativa istituzionale controcorrente, che spiegasse al pubblico che si tratta di un oggetto ‘figo’, che costa poco e che offre grandissima qualità. Ma non dobbiamo dimenticare che già oggi la vendita dei supporti fisici rappresenta circa il 50 % del nostro business, non più l’ 80 % di qualche anno fa. Con il digitale al 15 %, il restante 35 % arriva  dai diritti connessi, dal licensing, dalle sponsorizzazioni. E ovviamente dal live (attraverso la controllata International Music & Arts guidata da Francesco Cattini), che da solo fa il 15 % del fatturato e che vogliamo continuare a sviluppare in maniera organica”. Possibilmente, com’è ovvio, sfruttando le sinergie con la parte discografica. “Le due società”, spiega Rosi, “sono indipendenti, ognuna gestisce un suo roster   ma è ovvio che se un artista collabora proficuamente con Sony così come con International Music per noi è un vantaggio. Il caso più lampante è quello dei Litfiba: tour, disco live, tour successivo e prossimo album di inediti sono elementi di un progetto a 360 gradi e pienamente integrato. Lo stesso accadrà con Alessandra Amoroso, il cui nuovo album esce a settembre. Un tempo casa discografica e promoter erano quasi delle controparti, oggi non è più così”. 

Gli artisti Sony, da parte loro, vengono sempre più spesso coinvolti  in progetti commerciali, di marketing e di promozione che sfruttano il Web, i canali mobile, le community, le fanbase: dal minialbum incorporato in un lettore mp4 di Gigi D’Alessio (un’idea del cantautore napoletano, subito sposata dall’azienda) all’applicazione per iPhone di Gianna Nannini sviluppata in collaborazione con Dada,  dieci album e cento canzoni in streaming  al prezzo di 3,99 euro. “Stiamo realizzando applicazioni simili per la Amoroso e per Giusy Ferreri”, anticipa Rosi, “ma anche per Mina e sul back catalog di Rino Gaetano. In autunno  Sony lancerà anche a livello locale una piattaforma per la vendita di prodotti speciali e in edizione limitata. Abbiamo cominciato a costruirci un database dei fan, molto esteso e profilato per artista. Cerchiamo di essere creativi, di presentare agli artisti le idee che si aspettano da noi e che probabilmente non riuscirebbero a mettere in pratica da soli. Oggi quasi tutti sono in grado di distribuirsi un disco da soli, non vogliamo e non possiamo limitarci a questo né badare solo a finanziare progetti e ad anticipare denaro: per quello ci sono le banche. La differenza la devono fare i servizi. Sony vuole fornire i migliori servizi sul mercato e diventare attraente per gli artisti”.

A proposito: cambierà qualcosa nelle politiche artistiche della soscietà? “La cosa più difficile, in questo momento, è l’adeguamento alla realtàdei contratti artistici che ho ereditato”, ammette Rosi. “L’anno trascorso presso F&P mi ha insegnato che il dialogo con gli artisti va condotto nel modo più franco possibile: quando si fanno i conti su un tour i libri sono aperti, tutto è alla luce del sole e si prendono accordi in modo più semplice e più flessibile. Sui dischi questo non è mai accaduto, ma quella è la strada giusta. I contratti firmati cinque, sette anni fa su basi completamente diverse da quelle attuali vanno per forza rivisti, legarsi a un artista  per 5 album non è più pensabile. Nelle grandi agenzie live si ragiona, si collabora tour per tour. Non sto dicendo che ho intenzione di chiedere indietro del denaro, sia chiaro: dico solo che devo mutare l’impostazione del nostro rapporto, e aggiungo che tutti gli artisti che ho incontrato finora hanno dimostrato grande disponibilità a parlarne. Cosa significa? Che la Sony, d’ora in poi, dirà anche dei no. Perché i rapporti devono essere producenti per entrambe le parti.”.

Un altro lascito ereditato da Rosi è un roster ricco di giovani nati dal vivaio dei talent shows. Condivide l’impostazione del suo predecessore Rudy Zerbi, il nuovo presidente? “Con X Factor, come noto, la Sony ha un rapporto di partnership, in questi ultimi tre anni lo show ci ha procurato talenti come Giusy Ferreri, Noemi e Marco Mengoni. Vale a dire tre artisti che io reputo di altissima qualità, magari ne trovassimo uno all’anno… E grazie ad ‘Amici’ abbiamo trovato Alessandra Amoroso, anche lei un’artista dal grandissimo potenziale. La sfida è far durare nel tempo i talenti emersi in tv. Detto questo, Giovanni Allevi o i Litfiba non sarebbero mai usciti da un programma stile talent: per questo sto cercando di impostare anche un lavoro di scouting diverso, che ci permetta di intercettare anche gli artisti  che non frequentano quei contesti. C’è buona musica ovunque, stiamo anche molto attenti a quel che succede fuori dal mondo anglosassone: vogliamo portare presto in Italia Zaz, una giovane e bravissima artista francese che ricorda Edith Piaf, teniamo d’occhio un cantautore danese emergente che si chiama Mads Langer”. 

A proposito di ‘Amici’: difficile immaginare Rosi, uomo dal carattere schivo, nella giuria televisiva di Maria De Filippi… “E infatti per noi ci sarà Daniele Menci, sempre che il programma conservi la stessa formula.  Con Maria non ci conoscevamo, abbiamo pranzato insieme e abbiamo parlato di tante cose divertenti. E’ stato un incontro molto cordiale e piacevole, lei d’altra parte sapeva della mia ritrosia ad andare in televisione… E’ una cosa che non sento, diciamo che io faccio un altro mestiere”.  

 

    

 

 

 

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