Barberis (Dada): 'La musica digitale a basso costo riapre il mercato'

L’Italia è pronta per la “music cloud”, la nuvola di musica non più liquida ma “gassosa”  accessibile ogni volta che lo si voglia purché si sia in possesso di un terminale collegabile al Web? Lo chiediamo a Paolo Barberis, presidente e cofondatore della Web company, Dada, che ha appena lanciato un servizio cloud-based anche in Italia, Play.me. “Forse, devo ammetterlo, è ancora un po’ presto, e anche per questo abbiamo optato per una soluzione ibrida che abbina allo streaming la possibilità di scaricare un certo numero di canzoni al mese. Negli Stati Uniti il passaggio alla ‘nuvola’ è molto più rapido, come dimostrano le nostre esperienze degli ultimi tre anni: la musica diventa disponibile in rete, e da lì accessibile su una molteplicità di dispositivi. Abbiamo già effettuato delle sperimentazioni con i software destinati alle televisioni collegabili al Web, oltre alla versioni del servizio per Internet e pc abbiamo le applicazioni mobili per iPhone e per Android. E quella per Facebook, che potenzia le funzioni di community…. La nostra copertura delle terminazioni destinate all’utenza, come si vede, è già molto elevata. E la possibilità di disporre dei contenuti in ‘locale’ non passa solo attraverso il download ma anche per il  caching offline, che consente di richiamare dalla memoria del device le proprie playlist e ciò che si ascoltato anche quando si è fuori copertura di Rete”. 

Le stesse caratteristiche su cui puntano oggi “player” internazionali come Rhapsody, Rdio, MOG. Qual è il vantaggio competitivo su cui punta Dada? “Il confronto competitivo tra le ‘features’ offerte da ciascun operatore è quasi quotidiano, le nuove release si susseguono a ritmi settimanali con continui miglioramenti e aggiornamenti. Ci sono stati momenti in cui le nostre applicazioni erano meno user-friendly, ora anche in termini di velocità di streaming o di qualità del campionamento siamo avanti a diversi concorrenti e ci stiamo muovendo verso l’eccellenza. Il nostro punto di forza? Sebbene sul Web sia abbastanza astratto parlare di competizione, credo che l’elemento distintivo, una volta che il concetto di accesso sarà stato condiviso, starà nell’abilità di entrare nel tessuto connettivo della Rete, nel mondo dei social network e dell’indicizzazione. La musica, secondo noi, non è solo un contenuto da ascoltare, deve diventare  un oggetto su cui sviluppare delle applicazioni: penso al suo utilizzo nel gaming e nei contest, al suo uso come articolo di regalo “espressivo”, alla sua importanza nelle relazioni interpersonali, alla possibilità di impiegarlo come elemento di personalizzazione dei propri spazi in Rete e come strumento partecipativo”.

Però, intanto, un elemento importante di concorrenza rimane il prezzo: e su questo fronte  Dada (4,99 euro al mese per l’offerta base di streaming illimitato) è sicuramente competitiva… “Abbiamo subito ricercato un price point che potesse indurre il consumatore a fruire del servizio, non i margini. Cosicché il prezzo è diventato un elemento su cui è impossibile fare concorrenza: difficile comprimerlo più di così, a meno che a sostenere il modello  intervenga prepotentemente la pubblicità. Cosa che non sembra essere all’orizzonte. Con i dati di consumo attuali, ovviamente, questi non sono margini sostenibili: lo diventeranno se si raggiungerà una massa critica di fruitori del servizio. E comunque anche stavolta abbiamo fissato un prezzo verso cui molti altri concorrenti si stanno dirigendo” . Prima che arrivino iTunes e Spotify a scompaginare le carte in tavola… “Ma il campo è molto vasto, non pensiamo alla quota di mercato ma al fatto che ci sia posto per tutti”, replica Barberis. “Fermo restando che Apple è come Google, non ha senso pensare di mettersi in competizione. Resta il fatto che ci sono vari modi in cui andare a proporre i contenuti: per noi la musica rappresenta soprattutto un orizzonte di ricerca e sviluppo, un modo per mantenere un forte contatto con la Rete e capirne i comportamenti, non è un progetto fine a se stesso anche in considerazione della sua incidenza sul fatturato del Gruppo.  Siccome ci muoviamo a livello mondiale, siamo anche molto impegnati nello sviluppo della piattaforma a livello ingegneristico: e siamo a disposizione di chiunque voglia appoggiarsi a noi per distribuire musica in formato digitale. Magari si riuscisse a far partire un progetto ‘white label’ o di ‘superdistribution’ digitale in Italia, così da poter garantire un accesso a basso costo a tutti:  sarebbe anche un modo per tenerci qualcosa in Italia, invece di consegnare la rete a un player solo che sta in un altro Continente… Pagare poco la musica, credo, ci permetterà di vederla evolvere in sintonia con le nuove tecnologie. Accettare questo principio significa entrare nel nuovo mercato dalla porta principale. E assicurare indirettamente la sopravvivenza di tutta la comunità, a cominciare dai giovani talenti che si affacciano sulla scena”.

 

 

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