Diritti connessi, SCF rinnova l'accordo con Mediaset

Mentre prosegue  (sui media, e nelle aule di tribunale) lo scontro con i network radiofonici, i rapporti tra le case discografiche e il maggior gruppo televisivo privato nazionale restano improntati all’armonia e alla massima collaborazione. SCF ha infatti appena rinnovato l’accordo che impegna Mediaset a versare alle etichette consorziate e associate il 3,50% dei suoi ricavi lordi, calcolati in base all’effettivo utilizzo di musica nei palinsesti delle sue reti televisive; il gruppo di Cologno Monzese, commenta il presidente del Consorzio Saverio Lupica,  “ancora una volta si conferma un partner consolidato, attento e sensibile ai temi della tutela dei diritti di proprietà intellettuale. L’accordo riveste, infatti, una rilevanza significativa anche sotto il profilo socio-culturale. Rinnova, infatti, un’alleanza sempre più strategica in un momento in cui le industrie creative - e tra queste anche quella dell’intrattenimento - sono soggette ad un vero e proprio ‘mutamento climatico’ alimentato da una cultura che promuove, purtroppo soprattutto nei giovani, valori e comportamenti non rispettosi della legalità”. 

    Mentre prosegue  (sui media, e nelle aule di tribunale) lo scontro con i network radiofonici, i rapporti tra le case discografiche e il maggior gruppo televisivo privato nazionale restano improntati all’armonia e alla massima collaborazione. SCF ha infatti appena rinnovato l’accordo che impegna Mediaset a versare alle etichette consorziate e associate il 3,50% dei suoi ricavi lordi, calcolati in base all’effettivo utilizzo di musica nei palinsesti delle sue reti televisive; il gruppo di Cologno Monzese, commenta il presidente del Consorzio Saverio Lupica,  “ancora una volta si conferma un partner consolidato, attento e sensibile ai temi della tutela dei diritti di proprietà intellettuale. L’accordo riveste, infatti, una rilevanza significativa anche sotto il profilo socio-culturale. Rinnova, infatti, un’alleanza sempre più strategica in un momento in cui le industrie creative - e tra queste anche quella dell’intrattenimento - sono soggette ad un vero e proprio ‘mutamento climatico’ alimentato da una cultura che promuove, purtroppo soprattutto nei giovani, valori e comportamenti non rispettosi della legalità”. 

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