Radio e diritti connessi, interviene anche l'associazione europea Impala

Sulla querelle tra network radiofonici ed SCF in merito al pagamento dei diritti di pubblica diffusione interviene anche l’Impala, associazione internazionale che dal 2000 tutela gli interessi delle etichette indipendenti in Europa. Con un comunicato diramato oggi, 1° giugno, l’organizzazione stigmatizza i “boicottaggi” messi in atto da dieci emittenti private nazionali nei confronti delle novità discografiche, invitando i network a  riconsiderare le loro posizioni. “Le royalty radiofoniche in Italia sono le più basse d’Europa e dovrebbero allinearsi a quelle degli altri Paesi”, sostiene il presidente esecutivo di Impala Helen Smith. “E’ sbagliato sostenere che le radio promuovano le vendite. Il valore di un’emittente deriva dal suo contenuto, che per la maggior parte è costituito proprio dalla musica. E comunque, in Italia, il mercato dei singoli si è praticamente estinto. Artisti ed etichette meritano di essere equamente remunerati per il contributo che forniscono alla valorizzazione delle radio italiane. La nuova musica dovrebbe essere in cima alle loro priorità, invece di essere discriminata”.

Nei giorni scorsi sulla questione era intervenuta anche l’associazione di indies italiane Audiocoop, augurandosi la creazione di un tavolo di concertazione “che permetta di trovare il giusto equilibrio tra le  richieste di SCF Italia e le proposte di RNA e del mondo radiofonico in generale”, e l’introduzione di un pacchetto di misure (sgravi fiscali e incentivi) che spinga le radio ad assicurare al repertorio locale almeno il 40% dei loro palinsesti musicali, destinandone almeno il 20 % alle opere prime di artisti emergenti.

 

 

 

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