Massimo Priviero: 'Dopo vent'anni sono ancora un vagabondo solitario'

Massimo Priviero: 'Dopo vent'anni sono ancora un vagabondo solitario'

Dopo vent'anni di carriera, era giunto il momento di fare un bilancio. E Massimo Priviero ha deciso di ripartire da dove aveva cominciato. Così ha pubblicato "Rolling Live", un cd/dvd che racconta il suo concerto del marzo 2009 al Rolling Stone di Milano, e il libro "Nessuna resa mai", scritto dal critico Matteo Strukul per ripercorrere tutta la sua storia. "Non sono un grande fan delle  biografie - confessa il cantante veneto - non mi piace quando il giornalista si mette a fare il fan, ma Matteo mi ha coinvolto con il suo grande entusiasmo: ci vedevamo di sera e facevamo delle sedute di psicanalisi, come piace chiamarle a me. Accendevamo il registratore e io parlavo a ruota libera. Volevamo che ne uscisse una cosa sincera". Al tempo del primo album "San Valentino" la Warner, la sua casa discografica di allora, presentò Massimo Priviero come "Il futuro del rock italiano", riprendendo quello che John Landau diceva di Bruce Springsteen. "Ero giovane, non era facile reggere tutta quella pressione. È stato un periodo pieno di soddisfazioni, ma anche di delusioni. Molte persone nel mondo discografico si sono comportate male con me, ma oggi sono sereno, guardo avanti. Sono un solitario, mi piace andare avanti per la mia strada. Ho una nicchia di appassionati che mi segue sempre fedelmente, loro sono la mia gente. Il successo, i soldi e la fama sono cose che non mi hanno mai abbagliato, non mi interessano".
Rispetto a quei tempi ora il mercato discografico è differente: "È vero, ma molte cose non sono cambiate poi così tanto: si vuole tutto e subito, si getta un sasso nello stagno e si spera che funzioni. Ma non è così, bisogna dare ad un artista la possibilità di crescere. Ma il problema non è legato solo ai discografici: i media in questi anni hanno molte colpe. Non lo dico perché le radio e le Tv non passano le canzoni di Priviero, di quello non me ne frega niente, ma perché comunicano la musica in modo devastante, superficiale".
Il libro sta andando bene: "Siamo già in ristampa, le prime 2.000 copie sono esaurite. Sono molto contento, si vede che la mia gente aveva voglia di leggere questa storia". Negli ultimi anni Priviero si è spesso dedicato a rileggere brani di altri artisti, dalla cover di "Ciao amore ciao" di Luigi Tenco fino alla raccolta "Rock&Poems", dedicata alla musica americana. "Ho sentito il desiderio di ripartire da dove avevo cominciato, quasi di tornare a casa - racconta Massimo - per questo ho deciso di cantare quelle canzoni che facevo da giovane, quando mi divertivo a fare il menestrello sui treni e nelle metropolitane in giro per l'Europa. Ma quando riprendi in mano un classico non puoi mai farlo come l'originale, devi cambiarlo". Ma quali sono gli incontri che più lo hanno segnato, in tutti questi anni di carriera? "Ne ho avuti molti, da Massimo Bubola a Little Steven, che ha prodotto il mio secondo disco `Nessuna resa mai´ - ricorda l'artista - se devo dirtene uno però, non posso che citare Fabrizio de André. Mi è capitato di incontrarlo mentre registrava `Anime Salve´: era una persona speciale, uno che indicava a tutti noi la strada da seguire. Era il nostro Bob Dylan".
Priviero ha in cantiere anche un nuovo album di inediti, al quale ha già iniziato a lavorare: "Mi piacerebbe farlo acustico, solo voce chitarra e armonica. Ho già scritto alcuni pezzi, finito il tour per promuovere il disco e il libro spero di poter iniziare a lavorarci con calma. Ma in futuro mi piacerebbe fare un'altra cosa: delle canzoni nel mio dialetto, il veneto, come ho già fatto in passato con `La strada del davai´. Avrei già voluto scriverle in questi anni, ma non ne ho mai avuto l'occasione. Lo farò, per me sarà un po' come tornare a casa. E dopo tutti questi anni da vagabondo, sinceramente ne ho voglia".

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