Mike Patton: 'Il pop italiano dei '60 era geniale. E Tenco mi fa piangere'

Mike Patton: 'Il pop italiano dei '60 era geniale. E Tenco mi fa piangere'

 Chi ha letto (magari su Rockol) dell’ultima follia di Mike Patton, leader dei riformati Faith No More e vulcanico inventore di innumerevoli progetti musicali, sa già che il suo “Mondo cane”  è una delle proposte più stimolanti e bizzarre di questo periodo. Difficile immaginare, tanto più nel 2010, un rocker avanguardista americano che si prende la briga di reinterpretare classici di Gino Paoli e della canzone napoletana, di reinventarsi come crooner ironico sulla scia di Fred Buscaglione e di Nicola Arigliano, di frequentare il cinema locale di serie b e di recuperare pagine oscure dal repertorio di Luigi Tenco e di Ennio Morricone. E per di più in italiano. Strano no?  “Trovi? Non direi proprio”, commenta Mike al telefono dagli Stati Uniti, dove è tornato a vivere senza per questo disimparare la nostra lingua.  “Ho vissuto diversi anni a Bologna”, ricorda, “ed è stato un periodo importante della mia vita. Per me  era tutto nuovo, stavo imparando la lingua. Naturale che mi interessassi anche alla vostra musica. A un certo punto mi è scattato in testa qualcosa. Mi sono detto che mi sarebbe piaciuto tributare un omaggio alla musica italiana, e allo stesso tempo documentare un momento particolare della mia esistenza. Quando ho avuto l’opportunità di lavorare con un’orchestra, me ne sono ricordato e ho approfittato dell’occasione”. La sua scelta è caduta immancabilmente sul vecchio repertorio, anni ’50 e ’60. Perché? “Perché è quella la musica italiana che  mi piace di più. Trovo che fosse arrangiata  in un modo molto creativo. Sotto la coperta della pop music, un’etichetta che in pratica non vuol dire nulla, si celavano grandi professionisti, molti dei quali lavoravano a stretto contatto con il cinema. Nella loro musica si nascondevano tante influenze, io ci sento persino elementi di avanguardia. Non era il pop come lo si intende oggi: era una musica molto più raffinata, e molto più complessa”.

Tenco e Paoli li conoscono tutti, in Italia. Ma i Blackmen di “Urlo negro” no, non li conosce praticamente nessuno. Come ci è arrivato, Patton? “Innanzitutto volevo fare un disco vario, non mi andava di limitarmi soltanto ai grandi successi d’epoca. Se ho fatto da solo o mi sono fatto aiutare? Tutte e due le cose. Sono un nerd, un collezionista di dischi che va in giro a cercare cose strane. Ma ho anche degli amici che mi hanno consigliato bene. E certe cose le ho afferrate al volo, magari dopo averle ascoltate per caso alla radio”. In scaletta c’è un’anomalia:  “Ore d’amore”, cantata in italiano da Fred Bongusto, è in realtà una canzone americana, “The world we knew”, resa celebre da Frank Sinatra.. “Sì, ma di Sinatra nella mia versione c’è poco o niente, mi sono ispirato a quella di Bongusto. Perché l’ho fatto? Per ricordare che all’epoca tra America e Italia c’era un intenso scambio di idee musicali. Non ho mai capito perché, ma è una cosa che mi ha sempre affascinato”. In “Mondo cane” brilla per assenza, invece, “24mila baci” di Adriano Celentano, un altro artista che Patton ammira spassionatamente: “Mi sembrava una scelta troppo ovvia. L’avevo già fatta, anni fa, con un altro gruppo. E’ vero, il mio disco dura poco, 37 minuti circa. Ma io sono convinto che ‘less is more’, che l’essenzialità è un valore aggiunto e che un disco di 37 minuti sia meglio di un album che dura un’ora e quaranta.  E poi così ho già a disposizione del materiale per un secondo album. Perché ‘Mondo cane’ non è un progetto ‘one off’. Il secondo disco non è proprio pronto, ma già a buon punto. Del resto nella scaletta dei concerti ci sono 23-24 canzoni”.

Patton le proporrà dal vivo in Italia a luglio, il 25 all’Arena Civica di Milano  nell’ambito del Jazzin’ Festival, il giorno dopo al Live On di Firenze presso la Fortezza da Basso. Dobbiamo aspettarci qualche sorpresa? “No, solo canzoni e musica. Vivo questo progetto come un piacere personale, non devo sempre stare lì a pensare a come provocare il pubblico…Per me ‘Mondo Cane’ è sinonimo di relax, del puro piacere di cantare”.

Patton conferma di avere in cantiere  un dvd registrato dal vivo ad Amsterdam (“E’ venuto bene ma non so quando uscirà, non abbiamo programmi. Forse tra un anno o anche due”) e confessa di avere un debole per Lugi Tenco. “Se devo indicare il mio preferito, così su due piedi, scelgo lui. Quando sento la sua voce, immancabilmente mi viene da piangere. Mi ha colpito la sua vita travagliata e la tristezza insita nella sua musica”.  Era già successo a un suo connazionale, Steven Brown dei Tuxedomoon, che alle canzoni di Tenco dedicò un mini LP di cinque brani nel lontano 1988 (“Brown plays Tenco”, ideato, prodotto e pubblicato da Paolo Cesaretti con la piccola etichetta indipendente IDL – Industrie Discografiche Lacerba di Firenze). “Davvero? Wow, non lo sapevo, devo sentirlo! Una scelta pericolosa, mi viene da dire. Molto ambiziosa, forse anche assurda. Come fai a mettere mano a una cosa che è già praticamente perfetta?”.  

 

 

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