Jim Kerr: un (ex) ragazzo di Glasgow al suo debutto solista

Ha cinquant’anni e non è quel che si dice un esordiente, l’artista che per il suo primo disco solista (in uscita per earMusic/edel martedì prossimo, 18 maggio) ha scelto lo pseudonimo di Lostboy! Altrimenti noto come  Jim Kerr, ci avverte subito la dicitura in copertina: si tratta infatti del popolarissimo frontman e vocalist dei Simple Minds, per la prima volta in vacanza dal gruppo nei panni di un alter ego che lo riporta – emotivamente e musicalmente – all’adolescenza, quand’era un ragazzo di Glasgow innamorato del rock’n’roll.

“Un ragazzo un po’ freak, che vestiva e si comportava diversamente dagli altri”, ricorda Kerr con un sorriso sulle labbra. “Non sapevo conformarmi alla norma e ne ero felice. Sai com’è, quando hai diciannove anni: pensi che il mondo ce l’abbia con te, che non ti capisca e non ti stia ad ascoltare. Anche se magari non hai niente da dire…Avevo la testa piena di libri esoterici e di musica, allora. I primi dischi dei .Kraftwerk e il krautrock, il Bowie berlinese e Iggy Pop con gli Stooges, Syd Barrett e Roy Harper. Probabilmente avevo appena comprato il primo album di Patti Smith…Ero ossessionato dalla musica, ero curioso ma non avevo punti di riferimento né un’esperienza di vita a cui attingere. Lavoravo di immaginazione,  mi sentivo estraneo alla mia città e sognavo New York. Anche perché ai tempi Glasgow era molto diversa da quel che è oggi. Dal ’75 in poi le fabbriche avevano cominciato a scomparire e vivevamo in una landa desolata, isolata dal mondo culturalmente parlando. Mica come oggi, che esci di casa e puoi andare a vedere una mostra sull’espressionismo tedesco…”.

In quell’ambiente poco propizio, Kerr trovò riparo e salvezza nella musica, fondando con Charles Burchill una punk band chiamata Johnny and the Self-Abusers. Che musica facevate? “Su YouTube trovi qualcosa, pezzi dal vivo e un provino di studio…Era un periodo eccitante, se non sbaglio da Glasgow erano appena passati i Clash e al concerto c’era stata una grande rissa.  Il sindaco aveva appena dichiarato che nessun altro gruppo punk sarebbe più venuto in città, e i giornali titolavano ‘il punk rock uccide i vostri figli’. Il bando, però, non valeva per i gruppi cittadini. E così, anche se eravamo degli emeriti sconosciuti, i locali dove suonavamo erano strapieni e davanti all’ingresso si formavano code interminabili. Non avessimo fatto parte di quel gruppo,  io e Charles non avremmo mai trovato il coraggio di formare i Simple Minds. Il punk ci fece capire che non c’era bisogno di essere abili strumentisti, che l’importante era avere qualcosa da esprimere”.

Burchill, nel nuovo disco, non c’è. Però ci sono il batterista Mel Gaynor e Jez Coad, produttore degli ultimi Simple Minds. Come se Kerr non se la fosse sentita di recidere il cordone ombelicale: “Ovviamente non volevo i Simple Minds nel disco, che senso avrebbe avuto? Volevo ricominciare da capo, trovarmi davanti a una pagina bianca e lavorare con un nuovo team. Coinvolgere Jez è stato inevitabile, dal momento che alcune canzoni del disco,  ‘Shadowland’ e ‘Red letter day’, ‘Lostboy’ e ‘Soloman solohead’, sono farina del suo sacco.

Coad è parte integrante del progetto, ne è stato il catalizzatore. Quanto a Mel, dopo avere ascoltato i provini ha minacciato di uccidermi, se non lo avessi chiamato a suonare! Le canzoni si adattavano al suo stile e poi stavolta avevo un budget modesto da gestire, dieci giorni di studio prenotati invece delle consuete dieci settimane”. Come mai quei suoni che richiamano inequivocabilmente gli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, compresi i primi Simple Minds? “Non sono un nostalgico per natura, il tipo che si siede in giardino a rimembrare il passato. Però è vero che nella.  prima parte del disco c’è un’atmosfera che mi riporta indietro nel tempo, diciamo intorno al 1978.  Ancora una volta c’entra Jez, che oltre che autore e produttore è anche chitarrista. Lui ama i Killing Joke, i suoni chitarristici spigolosi di band come i Joy Division e i Magazine: insomma, il pop più estremo e ‘pericoloso’.  Non ha avuto quella che si dice una educazione rock&roll canonica, dal momento che è cresciuto in una famiglia piuttosto benestante e ha frequentato una delle migliori scuole di Londra. Però quando suona lo fa con una certa violenza, e la cosa mi ha affascinato. Prendi un pezzo come ‘Soloman solohead’, ha un’atmosfera  violenta e minacciosa che mi ha spinto a immaginare un personaggio fittizio. Una specie di vigilante, come quegli  agenti di sicurezza un po’ fascistoidi che oggi presidiano le zone di guerra in Afghanistan… Non sarei mai arrivato a qualcosa di simile con i Simple Minds, la cui musica irradia ottimismo e un’atmosfera epica. Invece in ‘Lostboy!’, soprattutto negli ultimi tre o quattro pezzi, c’è un cuore scuro, e la cosa mi piace”. Il nuovo approccio ha informa anche i brani ipoteticamente più “politici”, come l’iniziale “Refugee”. “Il pezzo più vecchio, tra quelli del disco”, spiega Kerr. “L’ho scritto in Sicilia (dove il musicista ha una casa, ndr) con il dj e produttore Daniele Tignino. Ovvio che ci siamo ispirati agli sbarchi di Lampedusa. Però abbiamo voluto dargli un significato metaforico, più ampio. Il Jim Kerr dei Simple Minds ne avrebbe fatto una canzone esplicitamente politica, stavolta ho pensato che anche chi si lascia un amore alle spalle in un certo senso è un profugo”.

Le atmosfere dichiaratamente rétro di alcuni episodi di “Lostboy! A.k.a. Jim Kerr” hanno una ragion d’essere: Kerr è convinto che alla musica di oggi manchi qualcosa… “Pensa ai vituperati anni ’80: tutti, anche in tv, li identificano con le Bananarama, i Flock Of Seagulls o i Kajagoogoo…Non  con i New Order, i Dire Straits o i Police, con Morrissey e gli U2, con i Magazine e gli Psychedelic Furs.

E neppure con i Simple Minds. Morrissey, ma anche Boy George o Phil Oakey, sono stati artisti unici, diversi dagli altri, e francamente non vedo niente del genere nel pop contemporaneo: gli Editors mi piacciono ma non sono i Joy Division. Si è persa la tensione idealistica, forse perché nel frattempo è cambiata anche la politica. Allora era ovvio chi fossero i nemici: la signora Thatcher, Reagan, il Muro di Berlino che divideva l’Est dall’Ovest. Oggi fare politica significa stare attenti a comprare una marca di caffè o una t-shirt che non è stata prodotta sfruttando i lavoratori”. Intanto è cambiata, eccome, anche l’industria discografica. “Non essere pagati per il proprio lavoro è ovviamente disastroso, però.  l’idea di comunicare attraverso Facebook e i siti Internet è una cosa fantastica. Ed è fantastico poter ricevere un mp3 alle due di notte da un tipo che sta in America, cantarci sopra la mattina seguente e rispedirlo al mittente.  La cosa interessante, nella musica, è che tutto è cambiato ma è rimasto uguale. Una canzone è sempre questione di melodia, parole, emozione. E’ sempre stato così e lo sarà anche tra quarant’anni. Ti siedi davanti allo schermo vuoto del computer ed è come avere davanti una pagina bianca”. Kerr ha citato gli U2, arriva il momento di fargli la fatidica domanda: perché Bono e compagni hanno staccato i Simple Minds, che un tempo con loro se la giocavano alla pari? “Quando sei stato il gruppo simbolo di una generazione e sul mercato si affaccia un pubblico nuovo”, riflette Kerr, “quello è il momento di serrare le fila e di stare uniti, di mettere in campo la squadra migliore e di  fare al meglio il tuo lavoro. E’ quel che gli U2 hanno fatto con ‘Achtung baby’, affiancandosi a cervelli fini come Brian Eno e Daniel Lanois.  I Simple Minds, invece, implosero proprio nel momento critico. Eravamo frammentati, allo sbando come animali feriti. Non lo dico con rabbia o con amarezza, semplicemente le cose sono andate così. Purtroppo non esiste un manuale da consultare, per affrontare situazioni del genere. John Lennon ha passato sei o sette anni senza fare un disco,  Bob Dylan a un certo punto scomparve di scena. E Lou Reed, che è un genio, ha fatto otto dischi terribili uno in fila all’altro. Fa parte della natura umana. Gli U2 sono una macchina: formidabile,  ma sempre una macchina”. 

I Simple Minds rischiano di disperdersi un'altra volta? “No, l’ultimo disco risale solo a un anno fa.

Diciamo che per un paio d’anni non uscirà altro. Io li vedo come un bastimento che procede al suo ritmo e scivola sulle onde verso il futuro. Lostboy! invece è un motoscafo che vuole andare veloce, fare le sue esplorazioni e poi tornare alla nave appoggio. C’è qualcosa di misterioso, in tutto questo: non so spiegare perché dopo trent’anni di musica sono prolifico come mai in passato. Ho cominciato a scrivere canzoni per il prossimo album dei Simple Minds e anche per il secondo disco di Lostboy!. Tutti i giorni, da quando mi alzo a quando vado a dormire, la musica è in testa ai miei pensieri. Ero così a diciott’anni, solo che allora non avevo altro nella vita: mentre oggi posso prendere un aereo, tornare in Sicilia e passare un weekend sulla spiaggia. Voglio tornare a sfidare me stesso, esibendomi nei piccoli club. L’estate prossima mi capiterà di suonare con i Simple Minds davanti a 20 mila persone, e il giorno dopo come Lostboy! davanti a 200 persone. E’ come avere un’esistenza parallela. Nei bis riprenderò pezzi dai primi due dischi dei Simple Minds, cose che non vengono eseguite dal vivo da almeno vent’anni. E’ il mio modo di ringraziare chi ha continuato a seguirmi per tutto questo tempo”. .

 

 

 

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.