NEWS   |   Italia / 08/12/1999

Plati…Notte, 2: Nostra Signora di Lugano

Plati…Notte, 2: Nostra Signora di Lugano
Sono tre i brani di Mina che Platinette ha scelto di includere nel suo album di debutto: “Uappa”, “L’ultima occasione” e “Parole parole parole”. E non è un caso, perché ‘la nostra’ ha un passato, di cui non tutti sono a conoscenza, di impersonatore di Mina e di amica della cantante.

Come hai vissuto il fatto di misurarti con un’interprete come Mina?
Essendo questo progetto una chiara espressione di inquietudine, me ne sono sbattuta le ovaie di non saper cantare come lei o come le altre di cui ho rifatto le canzoni. La questione è che come lei, e come le altre, ho voglia di essere allegra come una pazza appena dimessa da un centro di igiene mentale, e subito dopo, magari, mi capita di essere triste perché è accaduto qualcosa di burrascoso nella mia vita. In questo senso, Mina meglio di chiunque altra incarna questo percorso, con l’allegria pazza di “Sacumdì sacumdà” e la tristezza di “Bugiardo e incosciente”. Meglio di chiunque altra è Mina che rappresenta il mio panorama, cosiddetto, di persona inquieta.

“Sacumdì sacumdà” è un brano che pensavo avresti inserito nell’album.
Sì, in effetti ci ho pensato, come ho pensato ad alcuni brani della Vanoni, tipo “La voglia e la pazzia”, per dirne uno, un pezzo col vantaggio, tra l’altro, di essere facile da interpretare, anche perché, diciamolo, la Vanoni non ha mai cantato canzoni difficili. Però ho preferito evitare una scelta così scontata e sono andata a pescare dei brani che avessero quella punta di…, non so, come quando vai a cercare la punta del Parmigiano Reggiano. Ecco, a me piace lo stagionato. Certo, se non c’è altro ti accontenti, ma se puoi è quello lì che scegli.

A proposito, che canzone sceglieresti se potessi cantare in duetto con Mina?
C’è una canzone che mi piacerebbe molto cantare con lei, come al solito un brano cosiddetto, chissà perché, minore. Si intitola “Già visto”, è stata scritta da suo figlio Massimiliano ed è inserita nell’album “Italiana”. E’ una canzone molto difficile, ma a me di Mina piace proprio il mezzo tono, quando la voce è “chiusa”. Diciamo la volgarità: Mina è l’unica che abbia, con disinteresse assoluto per il mondo della musica, cantato realmente con la famosa vagina in gola. Per me, questo è molto più convincente di qualsiasi altro discorso sulla tecnica e sulla bravura. Ecco, con lei vorrei cantare questa canzone; ma con Mina mi piacerebbe piuttosto mangiare che cantare.

Oltre a “L’ultima occasione”, nel tuo album canti “Uappa”, un ripescaggio interessante.
Nella mia mente di giornalista musicale è riaffiorata la storia di questa canzone censurata (perché “uappa” in realtà sta per “cazzo”) insieme ai racconti sui famosi viaggi in macchina di Mina, da Milano a Roma, notoriamente odiando lei l’aereo, quando intratteneva gli occupanti della vettura filosofeggiando per sei, sette ore su ‘quella’ parte dell’uomo. Ho ritrovato questo brano e mi sono detta, “Ma che carinooo”, perché se lo fai un po’ languido, a pensare che mentre canti “Quando mi tocchi così. Ho bisogno di te, ho voglia di te” stai parlando del cazzo, be’ insomma, è quello che le donne non osano dirsi, e se lo fanno sono spesso tracotanti e poco piacevoli.

E poi c’è “Parole parole parole”…
Sì, un omaggio alla sceneggiatura della canzone, con me che sono poco probabile come Mina e Linus ancora meno probabile come Alberto Lupo (parlandone da vivo, ovviamente). Però, avendo lui dal punto di vista maschile una voce strepitosa, molto coinvolgente sul versante ormonale, ho pensato che potesse innalzare me a un ruolo di maggiore qualità, anche solo nel dirgli, “Che cosa seeei, che cosa seeei”. E’ tutto uno scherzo, ma anche un piacevole omaggio a quel mondo della musica che ha fatto parte, per tanti anni, della televisione: le famose sigle, per intenderci, di cui oggi non sembra fregare più niente a nessuno. A me piacquero, e hanno contribuito parecchio a creare questo orrendo catorcio biondo di emozioni contrastanti.

“Ma che musica maestro” è un altro omaggio a questo mondo a metà strada tra musica e tv.
E’ lo stesso concetto del brano di Mina, ma la rappresentazione, in questo caso, è ancora più complicata perché ho scelto di coinvolgere un personaggio della televisione di oggi, e cioè Ambra, l’unica in grado di candidarsi come possibile, vera erede della Carrà. Questo perché come lei non sa cantare, come lei non sa ballare e come lei non sa presentare però ha quel meraviglioso unicum, che non è l’amaro bensì quel mondo che fa di lei un personaggio non ripetibile.

Ma è anche un omaggio alla donna che ti contende il titolo televisivo di più celebre bionda finta.
Certo, ma non è mica l’unica bionda tinta che omaggio. Ti dice niente un titolo come “Tripoli ‘69”/”Irresistibilmente”?

(continua domani: stessa ora, stesso posto)
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