Un libro di foto di Battisti

Un libro di foto di Battisti
Il "Corriere della Sera" dedica un articolo a «Un Battisti capace di scherzare, sorridere, rilassarsi con il figlioletto: è la sorpresa di "Lucio Battisti e la Numero uno", un album fotografico di autentiche rarità che ritrae l'artista scomparso e molti colleghi della sua casa discografica come Lauzi, Ivan Graziani, Eugenio Finardi, Oscar Prudente, i Flora Fauna e Cemento (di cui faceva parte anche Mario Lavezzi), la PFM, gli Area, l'Equipe 84, i Dik Dik. Nella prima metà degli anni Settanta la "Numero uno", che aveva sede in Galleria del Corso a Milano, fu una fucina di idee e sperimentazioni. Testimone privilegiato di tutto questo fu Cesare Monti, fotografo, che in realtà di cognome fa Montalbetti, ossia il fratello di Pietruccio dei Dik Dik (il cui locale, L'Isola di Wight, ha ospitato ieri sera la rimpatriata dei protagonisti di quella straordinaria avventura artistica). (...) "I giornali bocciarono tutti quei servizi fotografici. Dicevano che le foto erano troppo artistiche, o troppo poetiche o troppo scure. Per loro il cantante doveva avere un microfono in mano e basta". Com'era Battisti nel privato? "Allegro e compagnone. Mentre preparavo la copertina dell'album ‘La batteria e il contrabbasso eccetera...’ lo costringemmo a saltare nelle pozzanghere di fango e per farlo saltare di più in modo che aumentassero gli schizzi gli lanciavamo sassi fra le gambe. Lucio portava sotto i vestiti una tuta da subacqueo, dovette ripetere l'operazione un centinaio di volte, scivolando con capitomboli. Per la fatica rimase a letto due giorni". (...) Ma Cesare Montalbetti in quegli anni aveva una doppia vita: da una parte fotografo di fiducia di grandi artisti (pochi sanno che "Nerone" era il gatto del fotografo e la canzone di Edoardo Bennato "Meno male che adesso non c'è Nerone" si ispira proprio al micio) e creatore di importanti campagne pubblicitarie, dall'altra militante del movimento "Re nudo", dove era approdato dopo l'uscita da "Rosso" insieme a Nanni Ricordi e Gianfranco Manfredi. Andrea Valcarenghi lo volle direttore artistico della rivista «Re Nudo» e capo del servizio d'ordine in alcuni drammatici festival di parco Lambro. Amico intimo di Battisti, ma anche quadro della sinistra extraparlamentare, non riuscì a fermare la leggenda che voleva un Battisti di destra. "Credo che la colpa fosse dei testi di Mogol, scollegati dalla realtà politica di quel periodo. Allora l'equazione ‘disimpegno=fascismo’ era quasi automatica. Veramente noi cercammo, in un incontro al Mulino, una sorta di ‘fattoria della canzone’ creata da Mogol, di avviare un confronto tra Mogol, Battisti e vari esponenti della sinistra. Prima discutemmo animatamente sull'ultimo disco. Poi, tutto finì in un'esilarante partita di calcio"».
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