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NEWS   |   dalla Stampa / 23/11/1999

Roma: successo di Philip Glass e amici pianisti

Roma: successo di Philip Glass e amici pianisti
Su "La Repubblica", Aldo Lastella parla di «Finale in gloria per il Festival dei quattro pianoforti, con centinaia di persone assiepate (sedute, in piedi, sdraiate, accampate) attorno ai quattro Steinway allineati nell'atrio del Palazzo delle Esposizioni di Roma. Di scena in una sola sera tre santoni del minimalismo americano - Charlemagne Palestine, Philip Glass, Terry Riley - e un loro figlioccio, Michael Harrison. E, al di là del successo quantitativo, l'insolita serata ideata dal gallerista Fabio Sargentini si è trasformata in una preziosa occasione per verificare ciò che resta di un "movimento" che, lo si consideri avanguardia oppure no, da trent'anni a questa parte ha avuto un'influenza non indifferente sullo sviluppo del linguaggio musicale e delle sue applicazioni, dal cinema alla pubblicità. Proprio quest'attitudine "pop" della "scrittura" minimalista è la caratteristica che balza alle orecchie in maniera più lampante, pur nella diversità delle proposte dei quattro musicisti. Banditi sperimentalismi, lacerazioni, dubbi, che pure furono all'origine del lavoro del "guru" LaMonte Young, del minimalismo oggi sopravvive il lato più suadente, digeribile, carezzevole. Si fa fatica a immaginare che ancora vent'anni fa le vellutate progressioni di Philip Glass suscitavano in certi pubblici le stesse adirate reazioni che appartengono alla leggenda della "Sagra della primavera" di Stravinskij. Eppure è proprio Glass il trionfatore del confronto: la limpidezza della sua formula non può temere né il nebbioso flusso sonoro di Riley in cui convergono indistintamente Oriente e Occidente, pop e jazz, né la superficialità neoromantica e new age di Harrison, né le magie odorose d'incenso e hashish di Palestine».
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