Vicenda ecstasy e rock: continuiamo a farci del male...

Come era lecito temere, una sortita fuori campo di un Ministro impreparato ad affrontare un problema annoso (ma proposto da recenti cronache come recentissimo) sta fornendo ai media tonnellate di parole utili a riempire palinsesti. La vicenda del gran rifiuto di Jovanotti e Ligabue alle proposte di Rosa Russo Jervolino circa la possibilità di fare da testimoni in una campagna contro la droga si è ormai spostata dagli spettacoli alla cronaca.

Sul "Corriere della sera", in prima pagina, Lorenzo risponde (v. News di ieri): "

Caro direttore, c'è un ragazzo che muore perché ha preso pasticche di ecstasy e il mondo dei media scopre che nelle notti italiane scorre un fiume di droghe sintetiche.

Lo scoprono i perbenisti e i benpensanti e si mostrano indignati, lo scoprono i politici e si mostrano interessati al fenomeno e cercano la soluzione più rapida per risolvere il problema, che non è il problema dell'ecstasy, ma il problema di come venirne fuori loro, di come lavarsi la coscienza e dimostrare alla popolazione dei genitori preoccupati che si sta facendo qualcosa; e allora quale migliore mezzo di una bella campagna fatta dai cantanti? Facile, rapida, visibile e indolore. Conviene a tutti, anche ai cantanti, ma prima di tutto ai promotori della campagna, al ministero. E l'ecstasy rimane, il fiume continua a scorrere e le droghe sintetiche continuano ad andare forte, e le auto con i piloti dai sensi alterati continuano ad andare forte e le cellule cerebrali si sgretolano in nome della fottuta febbre del sabato sera. Viviamo in un'epoca tecnologica . Anche le droghe sono droghe tecnologiche, fredde . si fanno in casa, con il kit del piccolo chimico, costano poco. Questa è una questione enorme, è chiaro, il problema affonda le sue radici nel rapporto tra uomo e tecnologia, tra biologia e chimica, tra anima e corpo. Chi è quel disgraziato che pensa che un cantante possa davvero fare qualcosa che non sia far fare bella figura al Consiglio dei ministri, far guadagnare qualche centinaio di milioni all'agenzia pubblicitaria appaltatrice e infine fare bella figura pure lui? Io sono già un testimonial contro le droghe, chi viene ai miei concerti lo sa, e pure chi prende l'ecstasy lo sa, ma quello che faccio io non può aiutare chi è vittima di quelle circostanze che lo portano verso le droghe. Smettetela di coinvolgere i personaggi dello spettacolo e della cultura per risolvere i vostri problemi di coscienza e di impotenza per ogni questione, e cominciate a far veramente qualcosa di utile: investite nelle politiche sociali giovanili, facilitate l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, migliorate il sistema scolastico per preparare gli studenti a non essere vittime del progresso tecnologico ma a essere consapevoli e protagonisti; investite risorse economiche nella cultura, che è anche divertimento, in spazi per la musica e per l'incontro. Dimostrate un reale interesse per il futuro di questo nostro Paese e non solo per garantire i privilegi delle grandi famiglie e delle lobby economiche e vedrete che ci sarà meno bisogno di droghe sintetiche e non. Io continuerò a dire la mia . contro le droghe, contro la cultura della pasticca per ogni cosa .ma per piacere non usatemi per mettervi a posto la coscienza. Il gioco dei buoni e dei cattivi mi ha sempre fatto ridere".

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Su "la Repubblica" il dibattito si estende: in un pezzo-intervista di Maurizio Crosetti dal titolo ""Macché Pilato del rock il no alla droga io lo canto" (evidente replica alla lettera di Isabella Bossi Fedrigotti sul ‘Corriere’ - v.

News di ieri - n.d.r.), Luciano Ligabue replica: ". Non siamo la Croce Rossa di tutti i mali, non siamo dei guru, non siamo macchine a gettone: tiri la leva ed esce il parere giusto. Gli artisti sono le cose che fanno, le cose che cantano, scrivono, dipingono. La mia testimonianza la do così. Io penso che venti secondi di Pubblicità Progresso non possano fermare nessun ragazzo che abbia deciso di sballarsi in discoteca. Con la droga, l'unica prevenzione è l'informazione: dire il piacere che si prova e il prezzo che si paga. Io ho addirittura girato un film sull'argomento, Radiofreccia, anche se forse il signor Arbore non se n'è accorto". Cosa preferisce fare, allora? "Proprio quello che faccio. Cantare le mie storie, e avere girato un film dove racconto quello che ho visto: amici morire di eroina. Io non ho mai assunto droghe pesanti, non ho mai preso l'ecstasy ed è una cosa che non conosco, anche perché in discoteca non vado mai. Ma quando vedi un tuo amico andarsene per colpa dell'ero, fai qualche riflessione sulla società, sul libero arbitrio, sul rispetto dovuto ai deboli, ai troppo sensibili, a quelli che non accettano la logica della competizione, quelli che non riescono a sentirsi vincenti per forza. Io devo e posso parlare solo attraverso il mio mestiere. Oggi non interveniamo sulla droga e ci chiamano Ponzio Pilato del rock. È questa l'informazione? Vedete, qualunque cosa si faccia non va mai bene. O si viene usati, o si viene male interpretati".


Interviene poi anche Furio Colombo che accusa i "cantautori" di avere sbagliato a dire "Non tocca a me"...
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